domenica 14 novembre 2021

Brevi note sull’ABITUDINE, oggetto dell’incontro con Federico Bellini (14.11.2021)

Ottimo incontro splendidamente organizzato e come sempre stimolante le diverse riflessioni dei partecipanti. 

Nel sentir comune, l’abitudine è tradizione, stasi, mentre il cambiamento è progresso, operosità. Il diritto pubblico valorizza l’abitudine negli usi civici, mentre il diritto privato la riconosce nella consuetudine, negli usi e costumi. L’inerzia non è un disvalore quando il mancato esercizio di un proprio diritto si traduce nell’usucapione a vantaggio del possessore continuativo senza titolo, decorso un determinato periodo di tempo. Ma a fronte di un vincitore, in controversie di questo genere, c’è sempre uno che perde (il diritto di proprietà).

Il tema dell’abitudine nell’illecito e l’aggravamento della pena del delinquente abituale, di cui ha parlato l’avv. Emanuele Carta, è la traduzione nel diritto di ciò che è riprovevole nella morale. I vizi, nei gironi infernali erano, anche per Dante, la reiterazione di condotte abitudinarie, non virtuose, che se fossero isolate e sporadiche avrebbero l’attenuante del Purgatorio. Questo per dire che la nozione di abitudine richiama la ripetizione, la quale non è mai espressione di un’azione virtuosa, che rompe gli schemi, ma è assuefazione dell’essere passivo a discapito dell’essere dinamico e creativo.

In genere il progresso viene associato al dubbio e al dinamico pensiero critico e non allo statico pensiero dogmatico, mentre la ragion pura di Kant e la memoria pura di Bergson (o “memoria ricordo”, secondo il nostro relatore), ci aiutano a progredire a fronte delle memorie non concettuali ma incorporate dei più. Il sonno della ragione genera mostri. Il progresso è sempre opera delle minoranze e dei pochi innovatori e visionari che hanno lo sguardo lungo, che rompono gli schemi, che guardano avanti.

Condivisibile è lo sforzo di riabilitare l’abitudine nei suoi (pochi) aspetti buoni, nell’immaginare il “pilota automatico” della nostra coscienza, che ci fa agire per il meglio senza perderci a ragionare. Le nostre azioni quotidiane sono abitudinarie più di quanto possiamo renderci conto, quando la ripetizione e l’omologazione servono a vivere inosservati in società, al quieto vivere. Altra cosa sono gli ideali e i princìpi, che devono guidare la nostra condotta, anche nella ribellione, in antitesi all’abitudine, quando uno Stato si rivela dittatoriale o autoritario. 

L'abitudine diventa abitabile, pur nella ricerca del tempo perduto, se viviamo in una scioltezza nell’agire proustianamente virtuosa che non conduce mai al vizio. Certamente il tema è ampio e il tempo è mancato, soprattutto a Roberto Caracci per potersi esprimere al meglio cogliendone gli svariati aspetti nel suo forzatamente breve intervento.

Da parte mia riterrei utile affrontare, in un prossimo incontro, i temi dell’attitudine e della abilità, ricordati da Roberto Maria Pittella, la prima frutto della memoria-abitudine, e la seconda risultato della memoria-pura, perché l’apprendimento è una prerogativa non solo animale e umana, ma anche inorganica e artificiale, per i recenti sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, come potrà confermarci il nostro Giulio Beltrami.

Mi viene ora in mente la distinzione, in un saggio di Husserl, tra intenzionalità, cui pertiene l’istinto e la volontà, e la coscienza, che presuppone l’abitudine e l’etica. E qui ricordo i nostri precedenti incontri, perché riuscire a definire la “coscienza” è uno dei compiti talmente affascinanti che mettono in virtuosa e non abitudinaria sinergia la filosofia con le neuroscienze.

Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.





martedì 9 novembre 2021

Crypto per Tutti. Trascrizione del discorso introduttivo (Vicenza, 8.11.2021)

 Le criptovalute sono il denaro del futuro? Questa è la domanda che molti di voi si pongono già di fronte al titolo Crypto per Tutti. Per rispondere servono queste brevi osservazioni.

Si tratta anzitutto di comprendere il più ampio panorama che viene aperto dalle nuove tecnologie e dai progressi della crittografia e di Internet, che segnano un cambiamento radicale nell’economia globale. 

Non mi addentro negli aspetti tecnici, presupponendo che chi ci osserva e ci segue abbia le nozioni fondamentali sul Bitcoin e sulle altre criptovalute. Mi limito a sottolineare che, per quanto le monete virtuali non siano regolate da enti governativi, molti Stati nel mondo ne hanno autorizzato l’utilizzo, non solo la Cina, il Giappone, la Russia, ma anche il Venezuela, l’Uruguay, l’Estonia, la Svezia. Proprio per quanto riguarda l’Unione Europea possiamo dire che ormai in tutti i suoi Stati membri le criptovalute sono considerate legali come strumenti finanziari qualificati, anche detti QFI Qualified Finance Instruments perché viene consentito a banche, società di credito o di investimento di detenere, acquisire e offrire servizi in criptovalute. 

In Italia anche la Consob le riconosce come strumenti finanziari e, in base alla più recenti statistiche, un adulto su cinque possiede criptovalute, ponendosi il nostro Paese, per questo aspetto, al decimo posto nel mondo. 

Il sempre maggior interesse degli investitori, privati e istituzionali nei confronti delle critpovalute porterà ad un incremento notevole del loro valore; i due settori che muoveranno i prezzi del Bitcoin in salita e delle altre crypto sono quello sanitario, quello del gaming online, quello degli NFT Non Fungible Token, così importanti per certificare le opere d’arte. 

Ma è il mondo finanziario che ha dimostrato di essere chiaramente interessato alle criptovalute e alle nuove tecnologie della DeFi Decentralized Finance, la finanza decentralizzata. Va da sé che questa nuova tecnologia rappresenta una nuova e concreta opportunità per ogni investitore e per ogni PMI. Perché già con Internet e ora con l’I.A. di nuova generazione l’economia mondiale e le imprese affrontano il grande cambiamento della quarta rivoluzione industriale e dell'economia collaborativa. 

La tensione verso la telematica e l’automazione accentuata dall’attuale pandemia è una straordinaria occasione di cambiare il modo di pensare, per comprendere i cambiamenti che possono avvenire nella vita anziché subirli. Le implicazioni di semplificazione nelle aziende di ogni dimensione per la sostenibilità e il problem solving permesse dalla tecnologia di blockchain sono enormi. 

Siamo agli albori del terzo millennio e di una nuova era in cui molto probabilmente nulla sarà come prima, nel futuro prossimo dell’Internet of Things, dei token, degli smart contracts.  E noi di Crypto per Tutti siamo probabilmente i pionieri di un nuovo modo di gestire beni, servizi e ogni attività finanziaria, e in definitiva anche di un nuovo modo di vivere. 

Giovanni F F Bonomo



domenica 17 ottobre 2021

Nasce CxT Cripto per Tutti

Nasce il 4 ottobre 2021 (https://jordynews.com/crypto-per-tutti-un-sogno-che-diventa-realtaCxT con l’obiettivo di diffondere in maniera semplice e lineare, alla portata di tutti, la cultura delle cryptomonete e della Blockchain. Un sogno che era in gestazione da qualche anno e che diventa ora realtà su ìniziativa di 9 visionari professionisti e imprenditori digitali. La presentazione ufficiale online è fissata per il 17 ottobre 2021. 

Molti di voi mi hanno letto a proposito dell’argomento delle criptovalute e del bitcoin. Conoscere il funzionamento e l’uso della blockchain sta diventando necessario per tutti noi se vogliamo tutelare il nostro patrimonio a fronte della catastrofe economico-finanziaria globale ancora in atto. Il bitcoin e le altre criptovalute segnano un nuovo paradigma economico e culturale, perché stanno nascendo nuovi servizi che cambieranno completamente, con la DeFi finanza decentralizzata, il modo di fare economia nei prossimi anni. 

Avevo già spiegato, parlando dell'oro, le ragioni per cui i metalli preziosi sono destinati a salire di prezzo; sono in pratica le stesse ragioni per le quali anche le criptovalute saliranno nei prossimi anni. E vi ho poi spiegato perché il Bitcoin sarà l’oro digitale del terzo millennio e quali saranno le utilità che potrà dare portare la tecnologia blockchain all’Internet of Things, all’Intelligenza Artificiale e all’Internet of Everything: http://www.ultime-notizie.net/le-criptovalute-la-tecnologia-blockchain-alla-base-del-bitcoin. 

Più di un anno fa rispondevo (https://ultime-notizie.net/bitcoin-come-bene-rifugio) a chi mi chiedeva se il Bitcoin, a fronte delle svalutazioni del dollaro e dell’euro, fosse un bene rifugio. Il principio di scarsità ci dà già la risposta. E non mi sbagliavo quando dicevo che lo Halving avrebbe aiutato le quotazioni del Bitcoin, se guardiamo al valore di oggi.   

All’alba del terzo millennio la tecnologia alla base delle criptovalute sta rivoluzionando il mondo e già adesso pagamenti e transazioni in valuta digitale sono utili e profittevoli. I fondatori di CxT Crypto per Tutti lo ho compreso e stanno approfittando di questa grandiosa e unica opportunità mettendola a disposizione della cittadinanza. Il loro motto è “Tutti per crypto, crypto per tutti, WE THINK CRYPTO, vuoi unirti a noi?” 

Si tratta di una lungimirante iniziativa e la storia dimostra che solo chi ha lo sguardo lungo, vedendo prima degli altri, diventa leader in settori di mercato prima inesplorati a beneficio di tutti. Chi entra per primo nel futuro meglio alloggia già nel presente. 

Milano, 17.10.2021                                                           Giovanni FF Bonomo



 

 

giovedì 5 agosto 2021

Non morire di ignoranza

      Don’t die of ignorance!
Non morite di ignoranza!

Questo motto campeggiava per ogni dove in Inghilterra quando la signora Margaret Thatcher, primo ministro della corona britannica, decise una massiccia campagna di prevenzione dell’AIDS.

L’ignoranza, da intendersi come mancanza di conoscenza, costituisce un freno al raggiungimento della salute pubblica.

L’ignoranza è il freno alla conquista della verità.

L’ignoranza è il letto ideale della paura e la paura paralizza le capacità di ragionamento per poter affrontare le situazioni critiche. Per il Covid lo Stato ha fatto leva sulla paura, diretta discendente dell’ignoranza. Una “scientifica”, quella sì, manipolazione dei dati statistici, epidemiologici, clinici e scientifici ha creato nella pubblica opinione priva degli elementi per poter valutare le affermazioni che pseudo-scienziati quotidianamente sciorinavano via etere e attraverso giornali compiacenti, un disorientamento sfociato in una paralisi psico-attitudinale. Eppure c’erano e ci sono i siti delle società scientifiche, del Senato della Repubblica Italiana (scaricatevi il link) che smentiscono la vulgata governativa. 

 Locatelli, capo del Cts, cambia parere e numeri dei minorenni morti continuatamente. Il comitato di bioetica, nonostante l’autorevolezza delle prestigiosissime riviste Lancet  e British Medical Journal, dà facoltà ai bambini di farsi immunizzare anche contro il parere dei genitori.  

Che dire? Oh giovani ed adulti tutti, documentatevi e appropriatevi dei mezzi per poter giudicare senza pregiudizi e in totale libertà di scelta!

Sarò ripetitivo, ma repetita iuvant. Mettete sempre Galileo davanti al vostro interlocutore. Così si scoprirà chi dice il vero e di profferisce il falso.

La scienza non è qualunquismo, ma è la ricerca della verità.

Il criterio della scienza è il “vero” ed il “falso”, non il “sono convinto” o “non sono convinto”. E’ il problema che i Greci avevano individuato come la differenza tra la “doxa” (opinione) e l’”episteme” (conoscenza). Quindi, in scienza, i nostri giudizi devono basarsi sulle cose provate. Non possono esserci due teorie in contrasto: questa è la grande lezione galileiana della scienza sperimentale. La terapia non è garantita dalla certezza dei risultati ma dalla mancanza di effetti collaterali. Per tutte le terapie in cui le prove scientifiche siano insufficienti non conclusive o incerte vale il principio di precauzione.

Milano, 3. 8.2021                              Dr Teodosio  De Bonis



domenica 18 luglio 2021

Green Pass? Ora diciamo come stanno le cose.

Ciò che è più terrificante di questo condizionamento mediatico per la “vaccinazione” di persone sane che possono reagire a un virus che nel 95% dei positivi è asintomatico e con un tasso di letalità tra lo 0.25 e 0.50%, è l’accondiscendenza della popolazione, di ogni fascia di età di ceto sociale. Perfino amici e conoscenti che ritenevo intelligenti e sufficientemente istruiti, colleghi avvocati e pure noti professionisti, accettano di assumere, per non rovinarsi una vacanza e poter viaggiare, un farmaco preventivo e sperimentale. Dilaga il fanatismo vaccinale, la mania dei vaccini senza alcuna base scientifica.

Oltre alle evidenze fattuali dei morti da vaccino, sono molti i ricercatori seri d’oltreoceano ed europei che dicono NO a questa vaccinazione di massa, ma in Italia oltre a portare la mascherina all’aperto, in macchina da soli, in bicicletta, in montagna, probabilmente anche a letto e in definitiva sul cervello, mi si perdoni l’iperbole, non si vuole guardare oltre il dito che indica il pericolo grave di perdita dei nostri diritti civili e costituzionalmente protetti. Se mai dovesse passare un’aberrazione come il lasciapassare vaccinale, il Green Pass - che escluderebbe i non inoculati dai sieri genici a esercizi e mezzi pubblici, cinema, teatri e quant’altro - ci sarà una profonda e grave crisi sociale oltre che economica.

Nel clima terroristico costruito sulla falsa notizia, a reti unificate, dell’“aumento dei contagi”, voci da Palazzo Chigi dicono che il provvedimento verrà emanato giovedì prossimo. Chi conosce il diritto e la gerarchia delle fonti, nazionali e comunitarie, può stare tranquillo: non si può certamente eludere il Regolamento UE n. 953 del 14 giugno 2021, il cui 36° “considerando” dice chiaramente che, oltre che per motivi di incompatibilità medica, coloro che “hanno scelto di non essere vaccinati” non possono essere “discriminati” in alcun modo.

Si tratta dell’ultima parte di tale disposizione europea che nella iniziale traduzione italiana del testo era “saltata” naturalmente per una incolpevole svista e non certo per intenzionalità falsificatorie del nostro esimio governo….

Ora stiamo tutti tranquilli perché lo Stato non può porre in essere provvedimenti amministrativi o legislativi in violazione di norme regolamentari europee. Si veda anche l’art. 117 della nostra Costituzione. L’eventuale “green pass” verrebbe annullato dai giudici amministrativi e, se introdotto con provvedimento legislativo, verrebbe dichiarato incostituzionale dalla nostra Corte costituzionale.  Chi ancora è inquieto si metta tranquillo. Chi la pensa diversamente si metta il cuore in pace.

Milano, 19. 7.2021                                                                              Avv. Giovanni Bonomo – M3V



 

domenica 11 luglio 2021

Da sapiens sapiens a stupidus stupidus. L’agonia di una civiltà.

Come molti sanno la mia attività di promotore culturale, informatore libero e pubblicista indipendente si è intensificata ed ha avuto un picco in questi ultimi tempi. Chi mi conosce lo poteva ben prevedere: se già il sottoscritto si era occupato di salute pubblica per la sottovalutata emergenza ambientale dei manufatti contenenti amianto ancora scandalosamente sparsi per l’Italia (www.amiantoeppursimuore.it), si poteva immaginare come potesse reagire a fronte di una disinformazione globale ed una manipolazione dell’informazione sulla “pandemia” Covid-19. Chi mi conosce sa del mio impegno civile e poteva perfettamente prevedere che mi sarei mosso, in qualche modo, con solerzia e tenacia, come da sempre faccio avverso le superstizioni, anche bimillenarie, e con forza proporzionale alla gravità delle false informazioni, specialmente quando entra in gioco la salute sia fisica che mentale; soprattutto se viene compromessa la nostra lungimirante e ancora per lo più inattuata Costituzione.

Ho subito cercato di oppormi alla falsità e all’inganno dei “vaccini” cercando di far comprendere ad amici e conoscenti che la televisione di regime non dice la verità e ho postato a più riprese, per almeno instillare in loro un minimo dubbio sulla narrazione ufficiale e  affinché non perdano quel basilare e salutare senso critico che sempre ci ripara dalle avversità, come sempre dico nelle introduzioni degli autori presentati nel mio salotto (www.candide.it) nei più diversi campi del sapere.

Orbene, non pochi mi dicono di non inviare loro più nulla. Per costoro, tra i quali c’è anche un collega avvocato che mi scrive “Perdonami ma ti blocco”, non mi sforzerò più, non cercherò più di farli dubitare delle “verità ufficiali” e liberarli dal condizionamento del mainstream... a questo punto chi me lo fa fare? Contenti loro... non bisogna cercare di liberare dalle catene chi non vuole essere liberato. Ovviamente la mia battaglia politica prosegue, anche in seno al Movimento 3V per le prossime amministrative, perché il cambiamento e la consapevolezza della cittadinanza sono la base di una politica poi estesa al territorio nazionale. Ricevo per fortuna più consensi e apprezzamenti rispetto ai dissensi di chi preferisce “bloccarmi” senza nemmeno riflettere sui video e sugli articoli di (pochi e coraggiosi) giornalisti, medici e scienziati indipendenti che faccio girare.

Si moltiplicano intanto i gruppi sui social e le chat di persone impegnate come me, che pensano come me, che fanno come me, senza pretendere di voler salvare chi non vuole essere salvato, anche se è scelta difficile lasciare andare al macello chi non vuole minimamente informarsi. Almeno mi conforta incontrare sempre più persone nuove che hanno molto più in comune con me di coloro che ora lascio al loro destino di “vaccinati”.

Che la stupidità sia diventata uno dei grandi temi e problemi del nostro tempo lo conferma Vittorino Andreoli, uno dei più grandi psichiatri internazionali, a sua volta autore di un preoccupato saggio, Homo stupidus stupidus. L'agonia di una civiltà. 

Urge infatti una riflessione sulla stupidità umana, sulla sua sorprendente persistenza, sul fatto che dilaghi nonostante il sedicente progresso, la sedicente istruzione e in barba a tutti i luoghi comuni della modernità. La prima considerazione è una messa in guardia: serve autocritica. Chi scrive queste note non è affatto immune dal virus della stupidità, ha soltanto una vaccinazione, incompleta per quanto potente: riconosce il problema, non lo sottovaluta e accetta di porre i suoi comportamenti, le idee e le convinzioni sotto il microscopio del giudizio e dell'umiltà. Perché c’è anche un altro virus, opposto e benefico, il pensiero.

 

O si pensa o si crede. Spirito gregario, credulità popolare unita a granitiche certezze, una fiducia religiosa negli "esperti" e nella cosiddetta scienza, conformismo diffuso a livelli inaspettati, comportamenti e idee indotte che dilagano rapidamente - come altrettanti virus - in condotte di massa, indifferenza reciproca, una litigiosità su questioni minime che appare - ed è - una delle tante armi di distrazione di massa. In più, l'assoluta mancanza di senso critico: nessun sospetto che la stupidità sia indotta, alimentata, voluta dai padroni, addirittura l'incapacità di capire che i padroni del mondo esistono, a livello finanziario e poi politico.

 

Andreoli conclude tristemente che oggi solo gli imbecilli possono essere felici. La sua diagnosi è severa: "Distruttività, frustrazione e insicurezza sono le caratteristiche del nostro tempo. (…) Siamo la società della paura e domina la cultura del nemico.” Il nostro tempo non è violento, peggio, è distruttivo. Insieme con la distruttività, la caduta dei princìpi del vivere civile e sociale e l’assenza di misura sono alla base della crisi dell'uomo contemporaneo.

 

Ad un certo punto della sua storia l'uomo si è distaccato dagli stadi precedenti, guadagnandosi la definizione di sapiens sapiens. Ma che ne è oggi dell'uomo quando delega le sue decisioni e la sua coscienza innescando una regressione che cancella ogni traccia del salto evolutivo e regredisce a stupidus stupidus? È questo, secondo Andreoli, il tratto che definisce la nostra società, l'abbandono alla parte pulsionale che conduce a un'inarrestabile morte della civiltà.

 

Lo stupido, non dimentichiamolo, è la persona più pericolosa che esiste. L' intelligente sa di essere tale. Il cattivo è consapevole di essere cattivo. Lo sprovveduto è penosamente immerso nel proprio candore. A differenza di tutti questi soggetti lo stupido non sa di essere stupido. Questo contribuisce a dare maggiore forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastante. Non è inibito dall'autocoscienza, dalla vergogna o da un esame razionale delle sue condotte. In realtà, non agisce, si limita a fare, perché lo fanno tutti, e in questo è instancabile. C'è di più: il malvagio può cessare, per interesse o per altre ragioni, di essere tale, magari per qualche ora al giorno o in periodi particolari della sua vita. Ciò è impossibile allo stupido, la cui condizione è irreversibile e ininterrotta.

 

Anche lo stupido, però, se si sforza, può riconoscere la malvagità, la costante cattiveria del potere. Il reato più grave e più impunito è probabilmente l'abuso della credulità e della sprovvedutezza popolare, che ci rende utili idioti, stupidi al servizio del potere. Homo stupidus, burattino dei delinquenti di ogni tempo, tanto inetto da accettare, generazione dopo generazione, la sudditanza volontaria di liberi servi. Quanto aveva ragione Voltaire a concludere che l'idiozia è una malattia straordinaria la cui vittima non è tanto chi ne soffre (ricordiamo Andreoli: solo gli imbecilli possono essere felici) ma l'umanità intera! 

 

Milano, 11. 7.2021

 Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.

 

 https://youtu.be/evbY2G2rgNw Lo scandalo delle email intercettate a Fauci (video)



 

sabato 22 maggio 2021

Un mondo dalle infinite possibilità

A fronte della finitezza dell'esistenza sta un mondo con possibilità infinite, cogliamole! Come la condivisione della conoscenza da me promossa (https://candide.it) passa sempre di più attraverso i canali social, così la negoziazione di beni e servizi passa sempre di più tramite il digital marketing, e il marketing, a sua volta, sta diventando sempre più social. 

De l'infinito, universo e mondi è il terzo dialogo filosofico che Filippo Bruno, in arte Giordano Bruno, pubblica a Londra nel 1584, chiudendo il ciclo dei dialoghi cosmologici londinesi intrapreso con La cena de le ceneri e proseguito con De la causa, principio et unoBruno sembra eliminare la differenza tra creato e creatore come lo intende la teologia pur riconoscendo in Dio la “causa” e il “principio” di tutto ciò che esiste. 

Noi siamo partecipi della realtà che viviamo ma anche creatori della stessa. Con le “verità rivelate” ci siamo creati un “Dio” che è solo la personificazione del bisogno di credere, della pigrizia intellettuale, come l’orfano che fa di tutto per immaginare il padre che lo ha messo al mondo invece di chiedere e cercare. E solo con un atteggiamento umile, ma operoso e non rassegnato, di fronte all’immensità dell’universo, il vero ricercatore potrà comprendere la verità.

Che le possibilità siano infinite, come gli infiniti mondi di Giordano Bruno, è dimostrato dai cambiamenti inimmaginabili che abbiamo avuto in questi ultimi anni - nella tecnologia, nell'astronomia e in fisica dei quanti - avendo la realtà superato l'immaginazione.

Queste possibilità infinite si rivelano grazie alle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche, che rendono possibile quell’economia partecipativa, quella sharing economy, che prima veniva relegata nell’ambito dei censurabili “schemi Ponzi”, non esistendo ancora una Intelligenza Artificiale, supportata dalla blockchain, che la rendeva realizzabile.

È grazie al decentramento dei nodi di rete e ai nuovi algoritmi di A.I. che ora possono esistere e restare sostenibili sistemi che redistribuiscono i proventi degli investimenti pubblicitari, le provvigioni delle vendite e pure di scommesse sportive, a tutti i partecipanti, senza che i soldi vadano in cassa e in pancia a nessuno, né all’inventore del sistema né al primo che innesca il circuito virtuoso. Si ha un decentramento orizzontale e trasparente, non più piramidale.

Le applicazioni non monetarie della blockchain e i nuovi algoritmi di Intelligenza Artificiale permettono ora quelle innovazioni, anche per l’ammodernamento della pubblica amministrazione nella certificazione degli atti, che prima erano impossibili. Nel campo finanziario consentono quella DeFi finanza decentralizzata e quella economia collaborativa prima possibile solo in teoria: perché al di là delle  buone o cattive intenzioni dei creatori, quei diffusi sistemi piramidali si risolvevano alla fine in un accumulo di ricchezza solo per i primi, necessitando il sistema delle risorse dei nuovi entranti per sostenersi prima di esplodere, richiamando l’attenzione e i divieti, purtroppo tardivi, delle varie autorità nazionali, analoghe alla nostra Consob a tutela degli investitori.

Anche oggi, tuttavia, bisogna distinguere, nel mare magnum delle offerte in Rete, i sistemi truffaldini da quelli veri di economia collaborativa, valendo le mie raccomandazioni, che trovate in vari articoli (ma ho anche creato un blog di aggiornamento notiziale sul tema: https://ultime-notizie.net), di informarsi sulla piattaforma e sulla trasparenza della stessa, perché le truffe e i sistemi piramidali sono sempre in agguato per l’inesperto navigatore.

Compito non facile e che non si risolve semplicemente inserendo nel motore di ricerca “reviews” dopo il nome del proposto sistema, perché in Internet si trovano spesso opinioni e recensioni non obbiettive ma interessate, vale a dire di siti o sistemi concorrenti che vogliono solo screditare e tirare acqua al proprio mulino, che può nascondere la vera offerta truffaldina.

Come agirebbe in questo scenario il nostro Giordano Bruno, martire del libero pensiero? Non certo scoraggiandosi, né considerando ciò che non è (ancora) regolamentato come vietato o proibito. Mi si perdoni tale ovvia precisazione ma mi sento dire, da qualche amico, che quel tale o quell’altro sistema che gli indico è “illegale”. Che cosa significa illegale? Tale termine, usato con disinvoltura ma certamente in buona fede, deriva da una non volontà, più che da un’incapacità, di informarsi in modo oggettivo e non preconcetto, da una chiusura mentale. Se tutto ciò che non è regolamentato fosse vietato o “illegale”, non saremmo oggi nell’attuale società multimediale e di libera - almeno in linea di principio - informazione, non avremmo le varie emittenti televisive private nazionali, nate sulle ceneri del  monopolio televisivo pubblico della RAI scardinato, sulla base degli art. 33 (libertà di ricerca scientifica), 41 (libertà di iniziativa economica) e 21 (libertà di espressione del pensiero) della Costituzione, grazie alla pionieristiche battaglie per la libera iniziativa economia e libertà di espressione condotte dal mio studio legale (http://bonomonline.it) fondato dall’illustre genitore. Ciò che era “illegale” e incostituzionale era proprio il monopolio pubblico televisivo.

Ora gli scenari futuri sono sempre più aperti alla nostra creatività, perché tutto dipende da noi e da come sapremo cogliere le opportunità che di volta in volta ci offre questo mondo in continua evoluzione dalle possibilità infinite.

 Milano, 22. 5.2021
avv. Giovanni Bonomo – A.L. Chief Innovation Officer - Diritto dell’informazione e dell’informatica – Diritto 24

 

 http://alchimista1.blogspot.it/2015/08/la-nostra-identita-digitale-nellattuale.html

https://alchimista1.blogspot.com/2016/07/i-nuovi-modelli-di-sharing-economy-per_8.html

https://www.cam.tv/matrixccc/feed/il-salto-oltre-la-specie-un-progetto-di-svolta-per/FID000296




 

domenica 9 maggio 2021

Milano, la città che sale

Al mio rientro da Dubai ritrovo la “più normale” dimensione degli edifici e palazzi milanesi, nella loro maestosa ma più contenuta grandezza di una città che sale, come scrisse il futurista Umberto Boccioni intitolando una sua opera (1919 – 1911) ora esposta al Museum di Modern Art di New York. E in effetti anche Milano, come Dubai, cresce in vetro-cemento in verticale, così come l’artista calabrese, naturalizzato milanese, l’aveva sognata.

 Dopo essere stato a 585 metri nella lounge panoramica del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo con i suoi 829 metri di altezza e realizzato con impressionante velocità (in 5 anni, dal 2004 al 2009), il mio pensiero va, ora che sono a Milano, al grattacielo più alto d’Italia, con i suoi 231 metri, la torre milanese di UniCredit. 

Tale primato era già della torre Breda di piazza della Repubblica, con i suoi 31 piani e 116 di altezza, che poi cedette lo scettro al palazzo Pirelli, quello che i milanesi chiamao il Pirellone, con i suoi 127 metri che fino al 1966 restò il più alto d’Europa, come ricorda Angelo Gaccione in un articolo su Corsera di questa domenica 9 maggio 2021, intitolato “La Milano che si arrampica in cielo e la rivincita del futurista Boccioni”.

 Sul Pirellone, ricorda Gaccione, fu sistemata una copia della Madonnina, la quale fino al 1954 rappresentò la parte più alta della città, facendo del Duomo la costruzione più alta in assoluto. Il primato del Pirellone durò fino al  2010, anno in cui si erse, con i suoi 161 metri, il Palazzo Lombardia, sede della Regione, alla cui sommitù la copia della madonnina venne traslocata.   

Attualmente la torre Isozaki del gruppo Allianz, con i suoi 209 metri e la torre UniCredit, la cui antenna svetta a 231metri, sono le costruzioni più alte, e il primato – per Milano e per l’intera nazione -  lo detiene la seconda. 

Presto una nuova torre di 143 metri, che porterà il nome di Torre Faro, illuminerà Milano, scrive Gaccione. “… tutta rigorosamente in vetro svetterà lungo viale Isonzo, sull’asse della circonvallazione, quasi in posizione frontale a piazza Trento, ridisegnando la fisionomia dello scalo ferroviario di Porta Romana, dove sorgerà il villaggio Olimpico”. 

Ed è proprio lì, a pochi passi da piazza Trento, precisamente in via Adige 23, si trova la casa del pittore futurista Boccioni, il quale dipinse proprio qui a Milano alcuni dei suoi quadri più celebri tra cui, appunto, “La città che sale”. 

Milano, 9 maggio 2021                               Giovanni Bonomo – Candide C.C.





martedì 23 marzo 2021

Vincenzo Guarracino, "Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani", La Nave di Teseo, Milano, 2021

"Gli italiani, rissosi e incapaci di collaborare al bene comune”, scriveva Giacomo Leopardi nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani”, un’appassionata riflessione sulla mentalità, il carattere e la moralità della società italiana di allora, che purtroppo bene rispecchia quella di adesso. Anzi, i difetti che Leopardi denunciava si sono oggi amplificati, perché la globalizzazione digitale attuata con Internet e i social network è stata solo per pochi, muniti di solide basi culturali, una risorsa: per i più è stata invece una dispersione di valori e una perdita di identità e senso critico. 

Una nuova edizione del celebre pamphlet viene riproposta quest’anno dal critico e poeta Vincenzo Guarracino, con un significativo corredo critico del testo leopardiano, che analizza parola per parola il minuzioso ritratto caratteriale e comportamentale degli italiani. 

Dall’osservatorio privilegiato della sua solitudine recanatese, Leopardi guarda ai suoi contemporanei per smascherarne vizi e limiti. Eppure questo testo, scritto tra la primavera e l’estate del 1824, sembra profeticamente parlare dell’oggi. Lucido e impietoso, disincantato, il ritratto che ne emerge degli italiani, nel progressivo tramonto di ogni illusione e grandezza, sullo sfondo delle altre nazioni europee “con più vita” e “con più società” rispetto al nostro Paese. 

A meno che si riesca a superare, dice Leopardi, ogni individualismo e sfiducia nel presente, per aprire a diverse speranze e prospettive, a una rinnovata civiltà che ponga a fondamento del proprio agire il PENSARE al bene comune anziché il CREDERE al proprio individuale ed esclusivo tornaconto. 

L’Italia gli appariva come una nazione in cui non c’è convivenza civile, ma rivalità, perché non si collabora tutti al bene comune: in essa mancano quei necessari legami che fanno di una collettività una società buona, un popolo di “fratelli” fondato su una morale universalmente valida prima che su leggi discutibili. 

Leopardi ci invita a prendere coscienza della necessità di una nuova etica, di una “scienza dell’uomo”, intesa come nuovo modo di porsi nel mondo senza illusorie metafisiche dell’aldilà ma nella consapevolezza della finitezza dell'esistenza, in modo da stare insieme al meglio con gli altri esseri mettendo al centro la collaborazione e la condivisione. 

E’ ciò che da anni “predico” nella mia attività di promotore culturale, con il mio Centro Culturale Candide, e ora nella veste di studioso dell’economia collaborativa e della DeFi finanza decentralizzata, resa possibile dalla tecnologia della blockchain, nella convinzione che bisogna rinnovare il pensiero e raggiungere quella unica e vera spiritualità che solo la cultura e il sapere possono dare.

Milano, 23. 3.2021    Giovanni FF Bonomo - Candide C.C.



mercoledì 6 gennaio 2021

LO STUPORE SALVERÀ IL MONDO. UN PASSO PER LA NUOVA UMANITÀ, di Silvia Salvarani, L’Onda ed., 2021.

 

Dalla lettura di un libro si esce spesso arricchiti, ma è raro uscirne anche commossi. Quando questo succede significa che ti sei fatto un regalo, facendo la scelta giusta in un settore, quello editoriale, ormai invaso da libri leggeri per non dire inutili, che nulla comunicano e niente ti lasciano.   

La parafrasi di Dostoevskij è subito precisata nell'avvertenza dell’introduzione, perché l'autrice non ha niente di autoreferenziale, non indulge al piacere di apparire di molti scrittori esordienti né ha la pretesa di pubblicare “manuali per la felicità” di cui sono stato pure omaggiato, ma su cui poi niente ho scritto, perché non sono stato stimolato come lo sono adesso da questo breve, semplice, schietto e profondo volume. 

Qui si tratta di donare agli altri una conquista di consapevolezza spiegando che non ci sono chiavi magiche o magnetiche o leggi di attrazione da scoprire, ma che esiste, proprio sotto i nostri occhi, una bellezza diversa e più profonda di quella già data dal vocabolo, inesprimibile a parole, anche se Silvia Salvarani, nota maestra di yoga, ci riesce benissimo (forse perché è anche artista e pittrice e le sa usare, le parole, come i colori delle sue bellissime opere): è lo STUPORE, il senso di meraviglia che proviamo fin dal primo istante in cui veniamo al mondo. 

L’autrice ci prende per mano e ci porta in un viaggio attraverso la sacralità di ogni istante grazie ad una consapevolezza ritrovata da chi riesce a vedere ogni cosa con gli occhi puri della meraviglia e dell’entusiasmo, come dice Daniel Lumera nella prefazione. 

Nessuna presunzione quindi, come lei stessa precisa, di dare salvifiche istruzioni per l’umanità, di cui pure in questo catastrofico periodo di pandemia mondiale ci sarebbe bisogno, ma la sola pura intenzione, di impegno civile e morale, di fare riscoprire quel senso di sacralità della vita, dell’ambiente, della natura, di noi stessi, che deriva dalla semplice osservazione della realtà sfrondata da ogni credo religioso, ideologico o culturale. 

E allora arriva lo stupore, la meraviglia di comprendere che la vita è già di per sé un miracolo che si manifesta in tutte le cose: quando abbiamo, anche solo per un istante, questa consapevolezza, poi non possiamo più guardare fuori di noi con superficialità, tornare indietro, perché la nostra percezione già è cambiata e di conseguenza cambia anche il nostro modo di essere nel mondo. 

Rieducarsi alla percezione del sacro per poi vivere con inevitabile stupore è il filo conduttore di questo libro scritto per (farci ritrovare la capacità di) stupire invece che narrare, grazie anche ai sorprendenti aforismi con il corredo di significative e luminose immagini (la fotografia d’arte è l’altra espressione artistica dell’autrice). 

Vivere nella frequenza dello stupore è una possibilità data agli uomini più che ad ogni altra creatura su questo pianeta, perché possiamo, con l’intelligenza e la ragione, comprenderne anche il valore di armonia e di unità universali. Come non potevo stupirmi, e già commuovermi, leggendo la prima citazione di Oscar Wilde: “Io continuo a stupirmi ed è la sola cosa che rende la vita degna di essere vissuta.”.

Possiamo ogni giorno allenarci a risvegliare in noi quello stupore infantile che è ancora nascosto ma presente nel nostro cuore di bambino/a, riappropriarci del sapore della bellezza e del mistero intimo di ogni cosa vivente.” 

Ci sono frasi, come questa, talmente giuste ed esatte che non si può che riportarle così, tali e quali, nella loro perfezione, che non richiede spiegazione né commenti. 

Coltivare lo stupore, come dice il titolo del primo capitolo, significa dare il giusto valore alle cose che sono sia parte di noi, sia esterne a noi e che in noi si riflettono: il RESPIRO, secondo capitolo, che inizia con il poetico Inno all’aria dell’autrice e una bella immagine di cielo azzurro; IL CORPO, terzo capitolo, che inizia con l’immagine di una sfera di cristallo tenuta sullo sfondo di un tramonto e con l’aforisma di Sofocle sulla meraviglia più sorprendente: l’uomo; GLI OCCHI, quarto capitolo, con l’immagine dell’occhio e l’aforisma sulla verità che gli occhi non possono mai nascondere e il riferimento ai neuroni specchio; L’AUTOMASSAGGIO, con disegno sugli organi umani che sono ognuno parte del tutto e con la frase di Osho, perché la riflessologia plantare apre a percorsi sensoriali inusitati; IL PROFUMO, con una bellissima immagine di begonia che accompagna un aforisma di Rolland sulla felicità prima che si parli degli studi di Edward Bach; I COLORI, che influenzano la nostra vita più di quanto immaginiamo, capitolo che si apre con una toccante frase di  Khalil Gibran sullo sfondo di un raro e sfumato arcobaleno; IL CIELO, che si apre con l’immagine di un cielo plumbeo attraversato dai primi raggi solari e la frase di Vincent Van Gogh Non mi stanco mai di un cielo azzurro  (che bello trovare poi quella di Cesare Pavese!), capitolo che contiene riferimenti al fenomeno della pareidolia, ben nota ai grandi pittori della storia; e poi GLI ANIMALI, IL SUONO, IL MARE, IL CIBO, IL SOLE, L’ARTE, IL VIAGGIO, LE PIANTE, IL BOSCO, I CRISTALLI, L’ACQUA, capitoli ricchi di frasi e di altre immagini che ora non richiamo per non rovinare la sorpresa! 

Non posso però non soffermarmi un attimo sui capitoli L’ASTRONOMIA e LA FISICA QUANTISTICA, per le significative frasi, rispettivamente, di Vivekananda e di Isaac Newton, con le significative immagini di color blu dell’universo a corredo. 

Insomma non è difficile scoprire quante possibilità abbiamo per vivere con stupore e meraviglia ogni giorno della nostra vita.” 

Per me questo libro, che serve a farci riscoprire lo STUPORE, contiene una saggezza antica che dovrebbe essere insegnata fin dai primi anni di scuola. Invece sperperiamo spesso il nostro tempo in pensieri e azioni inutili quando non autodistruttive. 

Purtroppo chi scrive è stato vittima per molti anni di pensieri negativi e fortemente penalizzanti, che gli hanno fatto perdere solo tempo rallentando la propria evoluzione mentale e spirituale. Per questo apprezzo ancor più questo libro che altrimenti, senza un vissuto di sofferenza, non saprei così intensamente percepire e far qui a mia volta vibrare con le giuste frequenze che merita. 

Prendere contatto con le forze invisibili presenti nel creato ci renderà sempre più empatici con gli altri e con il mondo, per un salto evolutivo e una nuova società umana certamente possibile. 

Milano, 6. 1.2020, Giovanni FF Bonomo - Candide C.C.