domenica 20 dicembre 2020

"La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah", di Liliana Segre ed Enrico Mentana, 15a ed. Rizzoli 2020

 

L’indifferenza è quell’atteggiamento di chi, in una determinata situazione, non mostra interessamento, simpatia, partecipazione, turbamento. Se poi la situazione riguarda sé e i propri simili in un medesimo contesto di privazioni e umiliazioni, tale atteggiamento sconfina nell’incoscienza. Ma si tratta di un’incoscienza cosciente – e non c’è ossimoro più calzante per esprimerne l’inammissibilità morale – di quella volontaria e colpevole assenza di partecipazione, di indignazione per il male che ferisce anche se stessi, pur se fatto ad altri, in quanto appartenenti all’umanità. 

Se chiediamo a Liliana Segre “come è potuto accadere tutto questo?” lei ci risponderà con una sola parola: indifferenza. La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in queste cinque sillabe, perché quando credi che una cosa non ti tocchi e non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. 

Quella bambina ebrea che quasi non sapeva di esserlo -  perché nemmeno veniva pronunciata, prima del 1938, la parola “ebreo” a scuola, né dalle compagne di banco né dagli insegnanti – è diventata una donna ebrea che ha scelto di assumersi il peso e la responsabilità di non essere indifferente al proprio passato, di raccontare l’inenarrabile. 

È ormai questione di pochi anni e poi non ci saranno più testimoni. E allora, anche i racconti di quelli che hanno ricordato, come Primo Levi, la loro esperienza, susciterà una crescente indifferenza, come avviene per le tante tragedie che si considerano archiviate nei libri di storia. 

Il libro della Segre vuole essere invece, come i libri di Levi, un richiamo alla coscienza di ciascuno, a non essere indifferenti, affinché un’immensa tragedia di storia recente, resa possibile da una rete di omertà e indifferenza che copriva mezza Europa, non possa più ripetersi. Chi ha raccontato questo tragico vissuto non è poi sopravvissuto alla constatazione che molte testimonianze non servirono: a differenza di Primo Levi la nostra scrittrice oggi vive e due anni fa è stata nominata senatrice a vita. 

Ho sempre considerato l’indifferenza il peggior atteggiamento da tenere in un mondo pur crudele ma perfettibile perché ricco di relazioni e opportunità; non a caso sostengo che alla base della conoscenza ci sia la condivisione, come da statuto del mio Centro Culturale Candide.  Quello che di noi è stato ed è nel presente può essere d’aiuto agli altri, può essere un monito a non ripetere errori, essere un’educazione di civiltà, perché la strada per diventare o vittime o carnefici è sempre aperta ed è facile imboccarla se non ci si confronta. 

Perché l’indifferenza non è solo di quegli italiani che chiusero gli occhi e si voltarono dall’altra parte: l’indifferenza è anche di chi non vuole testimoniare, di chi non vuole uscire dal proprio ego e raccontare vicende che devono essere scritte per fare riflettere. Nel caso della Segre l’orrore era lì, all’indifferenza del primo metro del cammino per i campi di concentramento, come scrive Enrico Mentana nell’introduzione. 

Il vissuto di Liliana Segre viene rievocato – e sappiamo quanto costi rivivere enormi patimenti - non per vanità autobiografica né per necessità esistenziale o terapeutica, ma per partecipazione, sensibilità, commozione, entusiasmo, passione, turbamento, indignazione, stupore, che sono appunto il contrario dell’indifferenza. Solo così la memoria rende liberi non del proprio passato, ma dall’indifferenza, se si conosce la storia. 

Il suo libro è la testimonianza, al di là del caso personale, di quella borghesia ebraica ma laica, incapace di concepire il tradimento da parte dell’Italia e del fascismo, perché le leggi razziali arrivarono in un modo del tutto inaspettato e contraddittorio con quanto lo stesso Mussolini più volte espresse in radio circa l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e circa il suo pensiero di “devoto e fedele alla libertà dei culti”. 

Nell’Italia fascista persecutori e perseguitati erano stati parte della stessa società, vestivano allo stesso modo e spesso la pensavano allo stesso modo sul regime. Eppure venne un giorno in cui i primi decisero che i secondi non avrebbero più potuto insegnare o imparare, lavorare o possedere, fare impresa e lavorare, a causa della fede dei loro genitori, peraltro inespressa e non tramandata.

Non sono il solo a dire che il racconto di questi fatti storici spaventosi servono a tacitare tesi e argomentazioni di chi vorrebbe ridimensionare o addirittura negare l’Olocausto, e che la memoria serve a impedire che tutto questo si ripeta. Ma serve ribadirlo. Io penso che il libro della Segre serva, ancor di più, a renderci conto di come noi italiani mettemmo ai margini e consegnammo agli sterminatori nazisti parte del nostro popolo, indistinguibile da noi, e di quanto l’indifferenza per il prossimo possa avere conseguenze devastanti. “Ma il colpo più duro fu quando capimmo che i più zelanti tra i nostri aguzzini non erano i nazisti. Erano gli italiani.!”  E suo padre le disse: “Sono italiani quelli che ci picchiano, che ci spingono, che ci scherniscono!” (p. 90).

 Ogni ebreo italiano venne sconvolto dalla indifferenza che troppi coltivarono in sé e per il loro destino. Perché un popolo anestetizzato, abituato all’orrore, è sempre pronto a voltare lo sguardo, a ignorare la richiesta d’aiuto di chi soffre, a tradire la fiducia di un vicino in pericolo. Per questo sostengo che non bisogna mai abbassare la guardia di fronte a misure illiberali e senza fondamento scientifico, alle insidie per la democrazia e per la libertà faticosamente conquistate da nostri avi e padri costituenti.

Milano, 20.12.2020                                 Giovanni Bonomo – Candide C.C

 

 



mercoledì 2 dicembre 2020

LEX ILLA AMORIS. La riforma religiosa di Giordano Bruno, di L. Guagnano, ed. 2020

          

Di Giordano Bruno ci sono tante trattazioni, biografie, studi che, tra realtà e leggenda, fanno risaltare i tratti di eroe di libero pensiero, di genio ribelle ed eclettico, tanto anticonformista quanto poliedrico. La sua impronta nella storia equivale, nel campo della filosofia e della ricerca, a quella lasciata da Leonardo da Vinci nel campo dell’arte. Entrambi eroi rinascimentali che incarnano un modello ideale di intellettuale a tutto tondo, come pochi altri nella storia umana e non solo della loro epoca.

Il suo mito, in particolare, di martire del libero pensiero, come un Socrate moderno, morto per non tradire le sue idee e per difendere il diritto alla libera ricerca, ha influenzato i miei sudi e le mie letture, e ispirato la fondazione del mio Centro Culturale Candide, intitolato a Voltaire e all’etica laica. Egli incarna infatti lo scontro tra i lumi della ragione e l’oscurantismo religioso, anticipando il secolo dei lumi.

 La visione bruniana anticipa di un secolo la figura di filosofo della scienza, per quanto egli fosse, per la sua epoca, un filosofo della natura, per il quale la scienza era scientia, conoscenza in genere.  Grazie alle scoperte di Copernico, assimilate da Bruno, l’infinito è assunto a fondamento di un universo compenetrato dalla sostanza divina e la “coincidentia oppositorum” di Cusano si riverbera nell’immensità senza limiti degli innumerevoli mondi infiniti. 

Il pensatore nolano anticipa anche le sofisticate speculazioni dei filosofi successivi, dal panteismo di Spinoza alla dialettica di Hegel e all’attivismo, o “attualismo”, di Giovanni Gentile. Ma è indubbio che, oltre che anticipatore del metodo scientifico di Galileo Galilei, egli è anche precursore delle teorie di fisica quantistica, basate sui concetti di approssimazione e relatività (Einstein). Per questo la figura di Bruno acquista attualità nell’ambito del dibattito scientifico in corso. 

Antesignano del pensiero laico alla base dei moderni Stati di diritto, Bruno era un “credente” nell’esistente e nello spirito divino che lo pervade, quindi non nel trascendente ma nell’impermanente e immanente. E il pensiero panteista è già il sano pensiero ateo allo stadio embrionale. Amare tutto e tutti e raggiungere l’Uno, l’unità di cui tutti siamo partecipi, realizzando l’unione mistica con la divinità che tutto permea, è la meta finale, che si raggiunge con l’“eroico furore”. 

Egli già diceva che la religione era per il popolo, mentre la filosofia e la “dimostrazione” erano per i sapienti. Perché chi è incapace di ragionare e di avere un libero e puro pensiero, per ignoranza o per indole (ma all’ignoranza si può ovviare, mentre una cattiva indole può formarsi anche nell’infanzia, se non essere innata) può trovare solo nella religione, a mo’ di “morale” spicciola, una guida e un argine al male operare. In epoca successiva Goethe dirà “Chi possiede scienza e arte ha una religione. Chi non ha scienza e arte deve avere una religione." 

In questa era dell’informazione globale destinata a tutti grazie a Internet, Giordano Bruno sarebbe più ottimista e democratico, renderebbe accessibili i suoi scritti a tutti, come io sto facendo, modestamente, con il Centro Culturale Candide che sconta pure lunghe pause nell’organizzazione di eventi, ma non nella diffusione di scritti e riflessioni. E magari sarebbe anch’egli un networker digitale, per lo stesso spirito di servizio nell’aiutare gli altri in questa appena iniziata quarta rivoluzione industriale[i]. 

Tra i molteplici testi su Giordano Bruno, dicevo, mi ha colpito il recente saggio, LEX ILLA AMORIS. La riforma religiosa di Giordano Bruno, di Lorenzo Guagnano, Amazon Italia Logistica ed. 2020, riproduttivo della sua testi di laurea in filosofia presso l’Università di Pisa – Dipartimento di Civiltà e Forme del sapere. Il suo studio mette in risalto, come mai fatto da altri studiosi del pensatore nolano, l’idea bruniana di riforma morale e spirituale, al di là dell’indagine filosofica. L’utopia di riformare la religione cristiana per fondare una nuova epoca di spiritualità viene pagata con la vita, ma lo “Spaccio de la bestia trionfante” (1584), prima opera morale dei dialoghi in volgare pubblicati a Londra, rappresenta in forma allegorica l’aspirazione ad una riforma religiosa in funzione antiluterana e antidogmatica, rivolta ad un ideale di filantropia universale. 

Bruno credeva fermamente in una riforma culturale per un rinnovamento morale che promuovesse la pace e l’ordine sociale. Emancipando il diritto positivo, posto dalla giustizia umana secondo ragione, dalla giustizia divina secondo la “fede”, si estende la “legge d’amore” di Gesù dai soli credenti tra loro a tutta l’umanità, e ciò a prescindere dall’appartenenza a un credo religioso. 

Il momento positivo del “diritto posto” consiste, per Giordano Bruno, spettatore all’epoca dalle molteplici guerre di religione, nel ritorno dell’antichità quale premessa per il nuovo evo moderno: si tratta di riscoprire la sapienza delle grandi civiltà, espressa dai culti dei Romani e della religione magica dell’antico Egitto, così come trasmessa dai neoplatonici e dai testi ermetici. Un’antica sapienza che promette di riconciliare l’uomo con il divino, con la natura, con il prossimo. 

Spettatore, dicevo, suo malgrado dei terribili scontri religiosi del suo tempo, Bruno matura la convinzione che   nonostante che nei precedenti dialoghi “Cena de le ceneri”, “De la causa principio et uno”, “De l’infinito universo e mondi”, la religione venga vista in funzione di favorire la vita associata e quindi necessaria quantunque appaia falsa alla ragione dei più saggi (religione come oppio dei popoli, dirà poi Karl Marx)   la fede cristiana si rivela come religione da riformare profondamente sul piano etico-civile e spirituale secondo verità. 

L’Autore sottolinea come “la bestia nello Spaccio non è mai associata a una persona fisica ma a un generico e del tutto ideale complesso di vizi esemplificati soprattutto dal protestantesimo e rappresentati dai miti delle costellazioni ‘cacciate’ dal cielo da parte di Giove, pentito riformatore, (…) che rappresenterebbe lo stesso pontefice, allora Gregorio XIII”, da Bruno visto ancora con fiducia per la realizzazione della sua riforma. 

In effetti la tesi di Guagnano è che la “bestia” dello Spaccio indica, oltre che il protestantesimo, l’istituzione della Chiesa, recuperando tale significato da una complessa tradizione che muove dall’Apocalisse di Giovanni fino alla corrente spirituale francescana. Da questa tradizione apocalittica Bruno mutua, tramite la letteratura astrologica, l’attesa di un rinnovamento universale e di una nuova epoca di luce. 

L’obiettivo ultimo è di garantire un clima di concordia e di pace: è innanzitutto in difesa di questo ideale che si compie l’allontanamento da Lutero e dalla sua legittimazione della guerra religiosa come rientrante nella volontà di Dio. Si passa così da una carità divisiva e settaria espressa dalla fede nei dogmi religiosi ad una filantropia come principio generale della ragione umana. 

Quale più nobile ed elevata aspirazione dell’umano sentire? … che l’Inquisizione non poté digerire. Il complicato e lungo processo, con il “gioco” di ultimatum da parte dell’Inquisizione e di promesse di abiura da parte di Bruno e poi smentite, conclusosi con il tragico rogo il 17 febbraio 1600 in piazza Campo dei Fiori di Roma, lascia un profondo segno nella coscienza di chi crede. 

La Chiesa non si è mai scusata, infatti, per aver ucciso un uomo solamente perché volle vivere e pensare liberamente. Il massimo che è riuscita a dire, a distanza di secoli dalla brutale uccisione, nel 2000, tramite Giovanni Paolo II, è che la morte di Bruno “costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico”. Profondo rammarico, certo, ma non pentimento. 

Dopo sette anni trascorsi nelle anguste carceri romane Giordano Bruno ascolta la terribile sentenza del processo: condanna a morte per rogo. Inginocchiato, si alza e si rivolge risoluto ai giudici pronunciando la seguente celebre frase: “Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. Nell’istante che segna la sua fine, egli ammonisce i presenti con freddezza e acutezza, a dimostrazione del suo straordinario e coraggioso carattere di genio filosofico e pensatore libertario. 

Milano, 2.12.2020         Giovanni FF Bonomo – Candide C.C.

 

 

 



[i] Con modestia ma fermezza il mio impegno civile nel diffondere il pensiero libero e critico continua. Richiamo questo mio scritto, nel blog “La mentre sveglia”, sulla filosofia che anima il mio Candide C.C., sull’amore per il sapere che non dovrebbe a nessuno mancare. 


 


 

sabato 12 settembre 2020

Sui preti ‘riformatori’ e sui credenti ‘anticlericali’

In fatto di beni materiali tutto ciò che la Chiesa ha in più di Gesù povero, non fa che mostrare che non sia stata fondata da Lui” (Don Enrico Bianco). 

Il clericalismo si è sviluppato a scapito della comprensione del Vangelo. C’è una Chiesa clericale che risulta del tutto estranea alla ‘bella Notizia’. Un sano anticlericalismo promuove di più la causa del Vangelo. E i responsabili dovrebbero impegnarsi a suscitarlo e a sostenerlo” (Monsignore Alessandro Pronzato. 

Un po’ di anticlericalismo può far bene anche ai cattolici.” (don Andrea Gallo)

 Etc., etc. 

Come disse Montesquieu È assai sorprendente che le ricchezze degli uomini di Chiesa si siano originate dai princìpi di povertà.” ! 

Ma non c’è da sorprendersi se solo si studiasse la storia del Cristianesimo, cosa che in Italia nessuno fa. E l’ipocrisia permane, essendosi ben radicata nella nostra cultura, fatta di nomenclatura di santi per molte vie e per molti giorni festivi e di un notevole patrimonio architettonico e pittorico ispirato alle narrazioni bibliche. A me, che so pensare prima di credere, i presunti “anticlericali” che continuano a credere in “Dio” fanno una certa pietà, prima ancora che stupore.  

Per costoro, che vorrebbero riformare la Chiesa cattolica, come il movimento Noi Siamo Chiesa (www.noisiamochiesa.org), non verrebbe rispettato il messaggio evangelico… ma perché, che cosa avrebbe di buono il Vangelo? Dove si trova la presunta carità, il messaggio di amore universale che costoro vorrebbero (e chi non lo vorrebbe?) Per citare una delle tante frasi per niente ispirate a tale presunta “caritas cristiana” e che offendono invece l’intelligenza prima ancora che la coerenza: "a chi ha sarà dato ed a chi non ha sarà tolto anche il poco che ha. Quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a meLuca (19, 11-28)… tanto per ricordarci che cos’è la  misericordia di “Dio”.

Costoro, frati e preti che, in qualità di rappresentanti di “Dio” in terra e arruolati nella Chiesa cattolica, fanno i dissidenti nel suo interno, non capiscono che solo uscendone e battendosi per una sana laicità possono risolvere qualcosa. Riporto le loro citazioni per segnalare la loro grave incomprensione della religione in cui credono. E così è per ogni religione sul pianeta.

Potrei citare moltissime altre frasi della Bibbia e dei Vangeli a dimostrazione della truffa del credo religioso ma non lo faccio per la pietas (la mia autentica) per chi si ostina a non leggerla, la Bibbia, cioè i credenti. Ed è l’unico modo in effetti per restare tali.

Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.




 

 

lunedì 27 luglio 2020

I nuovi 10 “comandamenti” imposti dalla nostra umanità e non da “Dio”

La storia dimostra come tutti i nostri sforzi di fondare l’etica sulla concezione religiosa del “dovere morale” siano miseramente falliti. Non appena iniziamo a pensare in modo serio alla felicità e alla sofferenza, scopriamo che le nostre tradizioni religiose non sono più affidabili sulle questioni etiche di quanto lo siano sulle questioni scientifiche.

L’antropomorfismo intrinseco in ogni fede non può che risultare incredibilmente ingenuo e improponibile alla luce delle nostre attuali conoscenze scientifiche del mondo naturale. Le verità biologiche non sono compatibili con la presenza di un dio progettista, né tantomeno di un dio benevolo. Lo stesso meccanismo che ha creato le bellezze e le varietà del mondo vivente ha generato anche le atrocità e la morte. La “teodicea” è la branca della teologia che studia il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza del male nel mondo. Ma i credenti sembrano non rendersi conto che nessun Dio degno di questo nome può accettare una tale assurdità. Basterebbe il solo buon senso, unito ad un minimo di pensiero critico, per comprendere che la religione vive nell’ombra, nel mistero, nella credenza popolare, non serve essere eruditi e nemmeno atei. Questo mi sembra di averlo spiegato nello scritto DEUS SIVE NATURA pubblicato sulla rivista di arte e cultura Odissea, sett.- ott. 2010. In verità le religioni hanno fallito in ogni parte del pianeta, bisogna fondare una spiritualità dell’uomo al di fuori da qualsiasi religione. Questo è anche l’ambizioso scopo del mio Centro Culturale Candide.

Per questo ho stilato questi nuovi 10 comandamenti di oggi consoni ad una società evoluta e affrancata dalla religione secondo i princìpi della democrazia liberale e della laicità delle istituzioni:

1• Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.
2• In ogni cosa, cerca di non causare sofferenza o danno.
3• Tratta gli altri esseri umani, le altre cose viventi, e il mondo in generale, con amore, onestà, fedeltà e rispetto.
4• Non indottrinare i tuoi bambini. Insegna loro a pensare da soli, a valutare l'evidenza, e ad essere in disaccordo con te.
5• Vivi la tua vita con un senso di gioia e meraviglia.
6• Cerca sempre di imparare qualcosa di nuovo.
7• Metti alla prova tutto; controlla sempre le tue idee contro i fatti, e sii sempre pronto ad abbandonare anche la tua credenza più cara se non si conforma ad essi.
8• Non cercare mai di censurare, o di tagliare te stesso fuori dal dissenso; rispetta sempre il diritto degli altri di non essere d'accordo con te.
9• Sviluppa delle opinioni indipendenti sulla base delle tue personali ragioni ed esperienze; non permettere a te stesso di farti condurre ciecamente dagli altri.
10• Metti in discussione tutto.

Questa piccola collezione non è il lavoro di un grande saggio o di un profeta. È semplicemente il normale lavoro di un onesto giurista come il sottoscritto che cerca di riassumere i princìpi della buona vita oggi, in comparazione con i 10 comandamenti religiosi.

Ho ricavato tale lista digitando "nuovi 10 comandamenti" in un motore di ricerca e ho selezionato quelli che mi sembravano più consoni al CREDO nell’uomo, vale a dire nel prossimo tuo da “amare” (ma basterebbe rispettare) come te stesso. Il punto è proprio che questo è il tipo di lista che qualunque persona civile proporrebbe oggi.

Ma non tutti proporrebbero esattamente la stessa lista. Il filosofo John Rawls potrebbe includere qualcosa del genere: "Designa sempre le tue regole come se non sapessi se sarai in cima o in fondo alla lista di quelli che raccolgono". Un esempio pratico del principio di Rawls è un sistema per condividere il cibo, che sembra essere di origine Inuit: colui che taglia a fette il cibo è quello che prende la sua fetta per ultimo.

Ma non importano le piccole differenze né una graduatoria dei richiamati comandamenti morali. Ciò che conta è che quasi tutti abbiamo fatto progressi in avanti, e in modo significativo, dai tempi della Bibbia. La schiavitù, che era data allora per scontata e che troviamo nella maggior parte della nostra storia, fu abolita nei paesi civili nel diciannovesimo secolo. Oggi tutte le nazioni civilizzate accettano ciò che era largamente negato fino al 1920, cioè che il voto di una donna, in un'elezione o in una giuria, valga quanto quello di un uomo. Nelle società illuminate di oggi (categoria che evidentemente non include molti Stati arabi e medioerientali), le donne non sono più considerate come una cosa di proprietà, come invece erano chiaramente considerate nei tempi biblici. Qualunque sistema legale moderno avrebbe messo Abramo sotto processo per abuso di minori. E se avesse davvero portato a termine il suo piano di sacrificare Isacco, lo avremmo condannato per omicidio di primo grado. Eppure, secondo i costumi del suo tempo, la sua condotta era interamente ammirevole, obbedendo essa al comandamento di Dio. Religiosi o meno, tutti abbiamo cambiato enormemente la nostra idea di cosa è buono che cosa non lo è.

Eppure ancora oggi i religiosi credono veramente ciò che dicono di credere. La morale di tutto ciò è che dovremmo dare la colpa alla religione stessa, non all'estremismo religioso, come se fosse una specie di terribile perversione della religione “vera e decente”. Voltaire aveva ragione molto tempo fa: "Coloro che possono farti credere delle assurdità possono farti commettere atrocità". Ed aveva ragione anche Bertrand Russell: "Molte persone preferirebbero morire piuttosto che pensare. Anzi, lo fanno."

Finché accettiamo il principio che la fede religiosa debba essere rispettata semplicemente perché è fede religiosa, è difficile non rispettare la fede già di Osama Bin Laden e quella dei bombaroli suicidi. L'alternativa, così trasparente che non dovrebbe servire menzionarla, è abbandonare il principio del rispetto automatico per la fede religiosa. Questo è uno dei motivi per cui faccio tutto ciò che posso per mettere in guardia le persone dalla fede stessa, non solo dalla fede cosiddetta "estremista". Gli insegnamenti della religione "moderata", sebbene non estremisti di per sé, sono apertamente un invito all'estremismo. Nel gruppo “Dov’è Dio, lì il male” cerco di far capire che la fede è, di per sé, già il male in quanto non richiede giustificazione e non ammette argomentazioni contrarie. Ma dove non c’è scelta non c’è morale, come dico nell’introduzione al gruppo di bioetica laica.

Milano, 27. 7.2020    Avv. Giovanni Bonomo - Candide C.C.






martedì 14 aprile 2020

L’ignoranza del disimpegno, primo virus da combattere.

Il meccanismo mentale per il quale molte persone sono condizionate a non accettare a priori, con pregiudizio, certe riflessioni, non avendo il libero pensiero come base per (poter) riflettere, viene spiegato in molti trattati di psicologia cognitiva e di sociologia.

Queste persone che mi hanno risposto male, sicuramente il video di Massimo Mazzucco – che riporto ancora in queste note: https://youtu.be/Pfu9ui5kP_U - non l'hanno nemmeno guardato. Per molti il lavaggio del cervello ricevuto con le proibizioni varie ha funzionato alla grande! E sono pure sicuro che si tratta di coloro che non le rispettano, tali proibizioni, uscendo di casa con vari escamotage. Così come è un dato di fatto che la maggioranza di coloro che bestemmiano sono credenti.

Che non si tratti di un video complottista, ma di un appello in difesa della libertà di espressione, lo si capirebbe subito guardandolo il video, anche se di 40 minuti, o per lo meno rimandando tale visione a quando si è tranquilli avendo quei minuti a disposizione. E come non averli in questo periodo in cui dobbiamo stare a casa? Vorrei quindi dire a lorsignori che fanno i saputi: almeno guardatelo il video prima di commentare!

Sono più di 20 anni che studio, mi informo, promuovo la cultura con il mio Candide C.C. e l’etica ambientale, dimostrando senso civico oltre a impegno professionale, organizzando convegni e fondando il Comitato Nazionale Amianto Eppur si muore, che insieme all’O.N,A. di Roma conduce battaglie senza sosta per le vittime dell’Eternit e per fare rimuovere i residuati contenenti amianto che ancora oggi provocano mesatelioma pleurico. Pensate che qualcosa mi sfugga e che non abbia senso critico? Del virus SARS-CoV-2 so molte cose che la gente comune non sa, essendo in contatto con medici e virologi, quelli degni di questo nome.

Capirete quindi che i commenti con le faccine sbalordite o sorridenti dimostrano solo la presuntuosa ignoranza di chi si rifiuta di ascoltare e approfondire, di chi parla  di complottismo, pure in assenza di complotto, se qualcosa si discosta dalle notizie che sente guardando la televisione, sua unica fonte di informazione. E’ l’ignoranza del disimpegno, del rifiuto di riflettere e ragionare il primo virus da combattere.

Mi rendo conto che si tratta di persone con un livello d'indottrinamento tale che non puoi stravolgere la loro vita con un video di un giornalista investigativo con i controcoglioni come Mazzucco che dice cose diverse da quello che dicono i TG nazionali.

Scommetto che disapproverebbero anche questo servizio sulla pericolosità del 5G trasmesso dalla stessa RAI1: https://www.facebook.com/lafera.mimmo/videos/10215301414431072. Se lo vedessero chiederebbero la testa del giornalista che lo ha condotto. E non è casuale che RAI lo abbia mandato in onda alle due di notte, per la scarsissima audience che poteva avere e di fatto ha avuto.

L'ignavia e l’ignoranza si manifestano in vari modi, oltre che nel disimpegno civile: il grave problema sono i moltissimi che se ne fregano, e ancor peggio coloro che anziché "guardare la luna " se la prendono con "il dito" che la indica, e ridono di chi denuncia luoghi comuni, le fake news di regime, le stragi di Stato, i complotti veri, come se fossero fantasia di chi li descrive, come se chi denuncia avesse egli stesso colpa delle false informazioni che sta denunciando.

Milano, 14. 4.2020             Avv. Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide


domenica 29 marzo 2020

L’infra-ordinario e la coscienza di sé. #Anno2020Covid19


Riacquista grande attualità in questi giorni di costrizione all’interno delle mura domestiche il saggio di Georges Perec “L’infra-ordinario”, che tratta dell’incapacità dell’uomo di soffermarsi con maggior attenzione su ciò che è la vita di tutti i giorni: “Quello che succede ogni giorno e che si ripete ogni giorno, il banale, il quotidiano, l’evidente, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?” Ora, ciò che è abituale, a cui prima non davamo importanza, è la parte più evidente della nostra vita, ridimensionata da una dilagante pandemia mondiale: le cose prima trascurate, che ora riscopriamo facendo ordine in casa, ci parlano e ci dicono qual è la nostra giusta direzione.

Mentre la ricerca dell’evasione e dello svago ci allontanava, prima, da ciò che ci è più affettivamente e mentalmente vicino, i nostri ricordi, i nostri progetti, i nostri scritti, i nostri affetti, adesso chi è forzatamente lontano e fisicamente irraggiungibile diventa ancor più desiderato e ci fa scoprire la nostra interiorità, i nostri più sani sentimenti. Quella domenica dell’8 marzo 2020 che termina un week-end, un sogno, una sottovalutata emergenza, e inizia il risveglio, per una maggior consapevolezza, di tutti. Dedico queste mie riflessioni ad una persona lontana ma affettivamente vicina che si sentirà toccata da queste mie parole.

Forse si tratta di fondare, ora, la nostra propria storia personale: quella che parlerà di noi, che andrà cercando - dentro di noi - quello che abbiamo per così tanto tempo trascurato. Non più l'esotico, ma l'endotico. Prima, nella frenesia di una vita aperta e logisticamente movimentata, dormivamo “un sonno senza sogni”, in una sorta di narcosi della coscienza di sé. Ora i nostri sogni si colorano di scenari incantati e ci risvegliamo ringraziando Dio, per chi ci crede, di non essere come molti in un letto di ospedale.

Questa emergenza sanitaria di proporzioni che non potevamo immaginare, ci costringe a riappropriarci del nostro tempo e della nostra vita, a guardarci dentro, all’infra-ordinario della quotidianità, ad una maggior coscienza di noi stessi e delle nostre scelte. L’immaginazione, la creatività, l’emotività hanno più tempo per manifestarsi, seguendo un personale percorso formativo e culturale che ciascuno di noi è libero di arricchire come meglio crede. Non dobbiamo arrenderci. 

   Milano, 29. 3.2020
   Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.




domenica 15 marzo 2020

Adriano Madaro: l’eccessivo clamore dei media copre la verità sul Coronavirus.


Gira sul Web, ripreso anche da varie testate online, questo intervento del noto sinologo trevigiano di fama mondiale Adriano Màdaro. Di lui in Rete ho trovato una sterminata biografia, titoli di libri pubblicati da editrici accreditate, incarichi a livelli istituzionali italiani e internazionali. Attualmente sto cercando di mettermi in contatto con lui. Di una cosa intanto sono certo: siamo attualmente assuefatti all'autorità degli Stati e dei loro apparati militari e spionistici, che non osiamo nemmeno pensare in modo diverso da ciò che ci obbligano a credere con le informazioni "ufficiali" a loro uso e consumo. Lo ho dovuto constatare di persona quando ho segnalato su Facebook il video ben documentato dello scrittore Roberto Quaglia dal titolo Sbalorditive coincidenze: i commenti ingiuriosi e gli addebiti di complottismo ricevuti fanno parte di un meccanismo mentale che lo stesso autore spiega a un certo punto del video (minuti 7:30 - 9:15). Mi preme ora sottolineare che, tranne poche voci isolate, il mainstream occidentale si rifiuta di prendere anche solo in considerazione tale ipotesi per quanto perfettamente plausibile, e che nessun media ufficiale, nessuna figura istituzionale, nessuno del mondo che conta osa parlarne. E’ invece doveroso, per qualsiasi cittadino e non solo per chi fa giornalismo, quando è in gioco la vita di molti, informare e diffondere un’ipotesi alquanto verosimile anche se dovesse rivelare una notizia assolutamente scomoda per chi gestisce il potere. Invito tutti anche a leggere e diffondere l’intervento di 6 anni fa di Bill Gates dal titolo The next outbreak? We’re not readydi cui riporto le seguenti parole: “Oggi il più grande rischio di catastrofe globale non è più un’esplosione atomica (immagine, n.d.r.), ma sarà qualcosa di più simile a questo (immagine di coronavirus, n.d.r.). Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone nei prossimi decenni, è più provabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che un conflitto atomico. Non si tratterà più di missili ma di microbi. E finora abbiamo investito pochissimo in un sistema che possa fermare una pandemia. Non siamo pronti per la prossima epidemia. 

“Dopo il mio ritorno dalla Cina giusto un mese fa, ho sostenuto nei miei post che l’eccessivo clamore dei media copre la verità sul coronavirus. Per me che sono un giornalista è inammissibile che giornali, telegiornali e programmi di approfondimento non abbiano indagato su alcuni dati oggettivi che se non svelano tutto ciò che vi è sotto questa storia, quantomeno ne autorizzano i dubbi. Il coronavirus incubato ed esploso a Wuhan ha una sua storia precisa e impressionante, ma non divulgata. Non voglio fare commenti, ma soltanto esporre alcuni fatti documentati e documentabili, per i quali però è necessario avere la mente libera da condizionamenti ideologici o da partigianerie politiche. La Cina è sotto attacco, forse l’obiettivo finale potrebbe essere una guerra, guerra vera, con le armi. Vediamo perché. Il problema non è solo sanitario né solo cinese. Le implicazioni geopolitiche sono molto chiare per chi le vuol capire. Il quadro che ne esce è molto diverso da quello rappresentato in coro dai media nazionali e internazionali. La sequenza di fatti che sto per elencare è a dir poco shoccante, e questo è il mio unico giudizio.
2014. La prestigiosa rivista scientifica inglese “Nature” annuncia la costruzione eccezionale a Wuhan di un bio-laboratorio comune sino-francese per lo studio dei virus infettivi letali sull’uomo. Al suo interno viene creato un laboratorio di “livello 4” nel quale opera attivamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità, istituzione strettamente collegata con il mondo esterno, il che significa che il controllo non è tutto cinese, e il sito diventa di forte interesse per i servizi segreti.
2015. Negli Stati Uniti viene registrato un brevetto per una specie di “coronavirus attenuato”, cioè a bassa percentuale di mortalità rispetto al numero di infettati, sull’ordine del 2-3 per cento, proprio come il virus di Wuhan. Questo brevetto sarebbe stato disponibile a partire dal 2018. A registrarlo è una “Agenzia” inglese, “The Pirbright Institute” di Londra, con capitale maggioritario del Governo britannico, tra i maggiori sponsor l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Commissione Europea, e l’americana Bill & Melinda Gates Foundation.
2019. A marzo, da un Laboratorio di Microbiologia canadese pare “esca”, in circostanze abbastanza misteriose, un pacchetto di virus letali con destinazione, per quanto fu sospettato, il laboratorio di Wuhan. Si tratterebbe di un’operazione che fu coperta dal massimo segreto, effettuata da una virologa di origini cinesi che da molti anni vive e lavora in Canada. Episodio questo assai misterioso e sul quale sono in corso indagini sia da parte delle autorità accademiche e giudiziarie canadesi che cinesi. Alle proteste per aver tenuto la notizia segreta venne risposto che l’operazione faceva parte di uno speciale progetto di ricerca nell’ambito della salute pubblica mondiale.
18 ottobre 2019. Come ho già pubblicato qualche settimana fa il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e con la Bill & Melinda Gates Foundation, organizza a New York un incontro durato una intera mattinata con 15 leaders di “affari di governo e sanità pubblica” per simulare uno scenario di pandemia da coronavirus planetario (denominato “Event 201”) con 60 milioni di morti. La fiction ipotizzava l’esplosione del virus in Brasile. Da sottolineare che la Fondazione Bill & Melinda Gates da tempo finanzia generosamente la ricerca sui vaccini pandemici.
19 ottobre 2019 (14 giorni prima che si manifesti il primo caso di coronavirus a Wuhan il 2 novembre, giusto il periodo di incubazione) iniziano proprio a Wuhan i “Military World Games Wuhan-19”, i Giochi sportivi militari ai quali partecipano oltre diecimila atleti selezionati negli eserciti del mondo intero. La folta squadra americana, arrivata il 15 ottobre, consta di 182 elementi e si classificherà al 35° posto, con solo otto medaglie, 3 d’argento e 5 di bronzo. Davvero tutti atleti quei militari a stelle e strisce dal risultato sportivo così umiliante, che vede in testa Cina, Russia, Brasile e perfino l’Italia venticinquesima? Questa serie di eventi sorprende soprattutto per la straordinaria coincidenza con l’esplosione del “coronavirus” a Wuhan, in un periodo di gravi tensioni tra la Cina e gli Stati Uniti
Wuhan è al centro della Cina, nodo ferroviario strategico per tutte le direzioni, porto fluviale per navi passeggeri dirette a Chongqing e Shanghai con scalo a Nanchino, aeroporto internazionale tra i più frequentati. E poi il periodo, così a ridosso del Capodanno lunare, la grande festa che muove centinaia e centinaia di milioni di Cinesi per un totale di oltre tre miliardi di biglietti ferroviari. Wuhan e il Capodanno, proprio il luogo giusto e il momento giusto per un virus “intelligente” che avesse progettato di assestare un duro colpo alla Cina, seminando il terrorismo batteriologico e attentando in maniera criminale all’avanzata economica di un Paese che ha appena portato fuori dalla povertà 700 milioni di persone, con dieci anni di anticipo sull’Agenda delle Nazioni Unite”. [Adriano Màdaro]

Va da sé che, dopo aver letto questo, è doveroso da parte mia e da parte di tutti i liberi cittadini indagare e ricercare la verità oltre le informazioni dei chiassosi media ufficiali.

Milano, 15. 3.2020                         Giovanni FF Bonomo – Candide C.C.





venerdì 13 marzo 2020

L’alto tasso di mortalità in Italia. Morti con, e non da, Covid-19? Un’ipotesi non peregrina.


Forse incominciamo a capire la gravità! Ma accanto all'aspetto epidemiologico e ora pandemico, verrebbe da chiedersi il perché del così elevato tasso di mortalità in Italia.

Vittorio Sgarbi continua a ripeterci che il virus di per sé non è mortale. Per questo ora gli piovono addosso insulti sui vari social. Io proverei ad azzardare l’ipotesi che tra le concause dei decessi, oltre alle complicazioni di patologie pregresse negli organismi anziani, e non solo, aggravate dall'aggressività del Coronavirus, ci sia quella della non resistenza dell'organismo umano a seguito di pregressi abusi di antibiotici (che spesso si fa per ignoranza), a cui si aggiunge la maggiore resistenza agli antibiotici sviluppata dai batteri stessi.

Questa ipotesi, non peregrina, porta a ricercare negli stessi ambienti ospedalieri la causa del contagio – batteriologico, non virale! - che ammorberebbe l'organismo umano, già viralmente affetto, generando quelle cause di mortalità elevata altrimenti inspiegabile. Morti con Coronavirus e non da Coronavirus!

Un articolo che riporto in calce deporrebbe per la fondatezza di tale ipotesi.

Forse l'organismo umano non si è affatto immunizzato per le precedenti normali influenze, ma viceversa indebolito, avendo sviluppato condizioni di precarietà organica da cui il rischio di essere sopraffatti non solo dal virus Covid-19, ma anche da complicanze infettive generate in quegli stessi ambienti ospedalieri che riteniamo asettici, che invece risultano affollati da quei superbatteri resistenti e generati da errate abitudini farmacologiche e alimentari, tra le quali il fumo, dei pazienti ricoverati.

Milano, 13. 3.2020                                                           Avv. Giovanni Bonomo









sabato 15 febbraio 2020

SPORE, di Angelo Gaccione, Interlinea Ed. 2020


Icastici e brevi i versi di Gaccione nella sua recente raccolta SPORE, il quale da sempre si cimenta con la poesia breve e con gli aforismi. Ma questi epigrammi, privi di ogni velleità sapienziale, segnano una tappa essenziale nella produzione letteraria dell’Autore; egli ci mostra quanto le parole semplici, ma scritte in un certo modo e con lieve ironia, possano essere di ciascuno di noi e riferirsi al vissuto di tutti. è per questo che, leggendo, ci viene un certo magone o un nodo alla gola, perché la poesia parla ai sentimenti più che alla ragione, specialmente quando, come in questi versi, ci viene rivelata la ragione dei sentimenti, che è la nostra, pur sempre, umanità: “Tutto il male del mondo non bastò/ a fare dei nostri cuori una pietra.” (p. 33).

Ci ritroviamo spesso incapaci di dimenticare ma dimentichi del vissuto, come color che son sospesi, sul crinale che sta tra attesa e memoria, come dice Alessandro Zaccuri nella presentazione del canzoniere, ma pur sempre capaci di riconoscere e di ascoltare le poesie che suonano, come ci dice Lella Costa nell’introduzione che richiama la poetica di Rilke.
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La passione e l’impegno civile dell’Autore si avvertono anche in quest’opera, specie nella poesia che contiene, con poche ma efficaci parole, le battaglie civili sul disarmo iniziate con lo scrittore Carlo Cassola e il poeta David Maria Turoldo a Milano: “La morte andando per via,/ incontrò la miseria./ “Ci mettiamo insieme?”, le chiese./ “Ho sposato la guerra” rispose,/ sei arrivata tardi.” 

C'è una parola particolarmente avvilita, tra le tante, presente in tutti i popoli che abitano un pianeta dove si sacrifica la ricerca e la cultura in favore delle spese militari e degli armamenti: “Era stata così svilita, che la parola amore/ gli suscitava fastidio/ Non la pronunciava più./ E’ proprio ciò che manca,/ ad essere tanto diffuso./ Come il nome di Dio,/ sulla bocca di tutti.

Come non sentire allora quella tensione etica verso un vivere la laicità, con spirito critico e libero pensiero, a fronte di così tanti conflitti in nome di una parola di tre lettere ancora troppo pronunciata. Non bisogna stare zitti, ma sempre pronunciare, anzi urlare, quella di cinque.

Giovanni FF Bonomo – Candide C.C.


  

sabato 4 gennaio 2020

INTELLIGERE. L'Era dell'Intelligenza arriverà comunque


Questa crisi finanziaria di dimensioni planetarie figlia del neoliberismo può essere però una grande opportunità, per l’umanità tutta, di chiarirsi le idee, di cominciare a rivedere la cultura in chiave storica e non fideistica, di trovare il coraggio di rinnovare il pensiero. Ma per fare ciò occorre liberarsi da miti, leggende, da superstizioni medioevali e dalla loro immanenza dogmatica, dal lavaggio del cervello cui siamo sottoposti, ad iniziare dal rito del battesimo, fin dalla nascita. Occorre che inizi l’Era dell’Intelligenza, perché l’era delle religioni, nonostante gli ultimi gravi episodi di recrudescenza di fanatismo e di crimini contro l'umanità, è destinata comunque a finire.

Viviamo in un’era di mezzo, transitoria. False o lacunose informazioni che riguardano ogni aspetto della nostra esistenza: economia, ecologia, salute, geopolitica, risorse alimentari, tecnologia informatica, trasporti, etc. stanno sgretolandosi, e non ci condizioneranno più né graveranno sul bilancio dello Stato, che deve essere democratico, liberale e laico.

Questo è un esito inevitabile dell’evoluzione umana: la ragione, il buon senso, l’amore per il sapere alla fine hanno sempre prevalso nella storia, costringendo la Chiesa a compromessi per mantenere il potere.  Ma quando finirà l’era delle religioni e delle superstizioni, quando inizierà l’Era dell’Intelligenza, anche la Chiesa cattolica dovrà abdicare e rinunziare al potere di condizionamento degli animi e delle menti.

Avv. Giovanni Bonomo - Centro Culturale Candide

 https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/intelligere
di Ivano Dionigi, Avvenire.it, 4. 1.2020




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