giovedì 28 marzo 2019

"CRISTIANAGGINI. Piccolo glossario di amenità, falsità, luoghi comuni e orrori cristiani", di Giuseppe Verdi, Uno Editori 2018

Questo libro coraggioso mi fa ben sperare che il muro dell’editoria cartacea riguardo a temi che contrastano la nostra religione cristiana e che era possibile trovare solo in Internet, sia ormai del tutto valicato.  

La Uno Editori, che ha preso la rampa di lancio con Mauro Biglino, ci ha regalato con CRISTIANAGGINI di Giuseppe Verdi un altro illuminante e gradevolissimo libro che tratta del credo religioso con taglio umoristico ma con rigore storico.  

Non inganni il sottotitolo “Piccolo glossario di amenità, falsità, luoghi comuni e orrori cristiani”, perché si tratta di un libro sì ironico, ma frutto di una ricerca seria e storicamente documentata, come del resto tutti i lavori dell’Autore.

Il titolo evoca, per assonanza, il termine stupidaggini, vale a dire le stupidità che la religione cristiana – come del resto ogni religione - è stata capace di produrre. E, come dice l’Autore nell’introduzione, non si tratta di comicità o banalità inoffensive, perché su di esse si sono edificate le fondamenta del credo religioso e dei vari vantaggi per il clero nei secoli. Per mantenere saldamente il potere e indottrinare il gregge dei credenti la Chiesa ha imposto i suoi dogmi, tramite le storie dei martiri, l’inerranza biblica, la cristologia e la mariologia, veicolando sempre intolleranze, fanatismi, falsificazione, indottrinamento. Su questa truffa legalizzata delle menzogne spacciate per verità dogmatiche la Chiesa ha edificato il suo potere e accumulato le sue enormi ricchezze.

Certo, si parla già di falsificazioni e menzogne, come la truffa della falsa donazione di Costantino, la truffa delle Indulgenze, la truffa del Vescovo di Roma proclamatosi Sovrano assoluto sul resto della Cristianità, la truffa delle reliquie dei santi, etc., ma mai si parla della truffa primigenia, sotto gli occhi di tutti, del Cristianesimo, che nasce in origine come corrente apocalittica interna all’Ebraismo.

Si tratta proprio del personaggio principale, del protagonista… ma nessuno, tranne pochi audaci scrittori, ne rivelano la vera natura solo mitologica. Sulla più grande menzogna della storia, quella bimillenaria di Gesù Cristo, si è edificata la religione del Cristianesimo http://www.liberliber.it/…/gesu_cristo_non…/pdf/gesu_c_p.pdf  come spiega Emilio Bossi (Milesbo) nel libro “Gesù Cristo non è mai esistito”, ed. www.LiberLiber.it disponibile appunto solo su Internet.  

Dico questo perché, a mio parere, non si comprenderebbe appieno il significato di quest’opera di Giuseppe Verdi se non si indaga prima il personaggio protagonista su cui ruota questa religione e che dà l’estro al titolo spiritoso del libro.

Ma dopo gli studi dell'avvocato svizzero Emilio Bossi, ci sono anche quelli di Luigi Cascioli, il cui libro su La favola di Cristo non si trova ovviamente nelle librerie, ma solo in qualche sparuto Circolo Giordano Bruno di qualche grande città. Purtroppo in Italia la verità viene offesa ogni giorno e ora ancora di più oscurata dalla propaganda clericale con libri privi di ogni aderenza storica, perché Gesù Cristo è un'invenzione, una favola bella e buona dei Vangeli, scritti almeno un secolo dopo la presunta esistenza del personaggio.

E poi poco conta - diciamolo chiaramente - che sia esistito o meno: i primi a tradire il messaggio evangelico e i suoi pur condivisibili princìpi, sono proprio i credenti, è la storia che parla, anche senza leggere i dieci tomi enciclopedici dell'opera monumentale di Karlheinz Deschner sulla storia criminale del Cristianesimo, basta avere un minimo di onestà intellettuale.

Quando presentai La Croce di Spine dello storico e studioso del Cristianesimo Giancarlo Tranfo, sottolineai che non c’è alcuna traccia di Cristo negli storici dell’epoca e gli unici che ne parlano sono i Vangeli, scritti a partire dalla seconda metà del II secolo.

Anche questo autore, Giancarlo Tranfo, nelle sue approfondite ricerche storiche, si è trovato di fronte all'evidenza, come molti altri storici ed esegeti indipendenti dei Vangeli e delle altre fonti, che di Gesù Cristo la storia non ci lascia alcun vero documento. Un'evidenza ed una conclusione per lui dispiaciutissima, partendo egli, nella ricerca, da credente convinto.

Ovviamente non basta constatare che Gesù non abbia scritto nulla per negare che sia esistito. Anche Socrate, invero, non ha scritto nulla, insegnando solo oralmente. Ma, mentre del filosofo ateniese scrissero i suoi discepoli, persone storiche che ci sono garanti della sua esistenza: Senofonte, Aristidippo, Euclide, Fedone, Eschine, e il divino Platone, nulla invece fu scritto di Gesù se non tramite documenti non originali e sospetti di manipolazione se non di totale contraffazione.

Tolta la Bibbia, che non ci fornisce la prova che Cristo sia stato un uomo reale ma che ci fornisce molte prove invece di segno contrario, nessun autore che chiamiamo "profano", dei molti che sarebbero stati suoi contemporanei, ci ha lasciato qualche cenno o traccia di lui. I soli autori del suo tempo che fecero il suo nome — Flavio Giuseppe, Tacito, Svetonio e Plinio — o furono interpolati e falsificati, come i primi due, oppure, come gli altri due (Svetonio e Plinio), parlarono di Cristo soltanto etimologicamente, per designare la religione che ne prendeva il nome, appunto il Cristianesimo.

Gli unici documenti storicamente attendibili stanno a provare piuttosto, come scrive Tranfo, che Gesù Cristo sia solo il risultato di una artificiosa unione di due personaggi storicamente verificabili, l'uno Yeshua ben Panthera, quale messia sacerdotale e guida spirituale della nuova Israele, l'altro Giovanni di Gàmala, il nazireo unto del Signore, detto Kristos, che avrebbe dovuto preparare l'insurrezione per rovesciare il potere dell'oppressore romano. Del resto lo stesso Ernesto Renàn, noto come il più grande dei cristologi, che fece passare la sua Vita di Gesù come una ricerca biografica laddove si tratta di un abile romanzo, è pure costretto a riconoscere in successivi scritti il silenzio della storia intorno al suo eroe e protagonista.

Qualcuno mi dirà che la legittimità o la credibilità di una religione, si misura non sulla storia ma sulla fede: nulla di male cioè che una religione, pure inventata, ma divenuta un'eggregora potentissima in duemila anni, si diffonda qualora predicasse pur sempre princìpi di altruismo e bontà. Orbene, a parte il fatto della non credibilità invece di una religione che non abbia alla sua origine un vero profeta, vorrei rispondere con una frase del Mahatma Gandhi, che di vero pacifismo è stato finora, nella storia politica del pianeta, il più credibile garante: egli disse che "Io amo e stimo Gesù, ma non sono cristiano. Lo diventerei se solo vedessi un cristiano comportarsi come lui".

Insomma, in tutto il primo secolo di storia che viene considerata come l’epoca della vita di Gesù, nessuno storico o scrittore fa menzione del personaggio che risponderebbe al suo nome: né in Grecia, né a Roma e né in Palestina. In seguito la storia di Cristo fu inventata copiando le divinità di Horus, Mitra, Zoroastro, Baal, Iside-Osiride, Dioniso-Bacco, Adonis, Budda, Ercole, Prometeo, Krishna, Attis. Interessante, sotto questo profilo, la ricerca di Pier Tulip nel libro "KRST. Gesù un mito solare", con sottotitolo Una nuova esegesi svela contenuti mitici e allegorici dei Vangeli. Nuova ipotesi sul Gesù storico”. Come non ricordare in proposito la poesia Il Sole (l’unico dio) di Lorenza Franco, in La tela di Penelope, p. 25, ed. NS 2015, ricca di note e riferimenti storici.

 Oggi di certo sappiamo - anche per gli studi approfonditi di Mauro Biglino e di altri esegeti indipendenti prima di lui - che la verità non risiede nelle cosiddette “sacre scritture”. Come ampiamente dimostrato anche da storici e studiosi degli ultimi due secoli, la presunta parola di Cristo nient’altro è che la summa di vari scritti di dubbia natura, testi manipolati a tal punto che in essi convergono solo in una miriade di contraddizioni. Contraddizioni sulle quali nemmeno i più dotti e fini teologi riescono a trovare una spiegazione che li metta d'accordo, pure adducendo la falsa teoria che Cristo andrebbe interpretato teologicamente piuttosto che storicamente. Molti si chiedono: ma è possibile che un personaggio del genere, che compiva tali miracoli, resti sconosciuto alla storia e ai popoli di allora? Risposta: certamente che è possibile; infatti tale personaggio non è mai esistito.

L’unico modo per tentare di avvalorarne l’esistenza a posteriori era, e così è stato, quello di crearne la leggenda attingendo a piene mani dalla vita di altri personaggi mitologici e di altri invece esistiti che, secondo le ricerche di autori liberi pensatori, sono anche storicamente verificabili ma che non erano lui. Ritorna utile il detto secondo cui una menzogna ripetuta all’infinito con il tempo diventa una verità. Infatti la menzogna bimillenaria inculcata nelle scuole fin da bambini, per molti è una verità, o meglio, resta una convinzione anche da adulti. Di fatto Gesù Cristo resta la più grande beffa ideologica della storia umana, che alle gerarchie della Chiesa cattolica frutta potere e ricchezza da oltre due millenni.

Mi vorrà scusare l’Autore per questa mia digressione storica prima che arrivi alla effettiva recensione del suo libro CRISTIANAGGINI, ma qui non si tratta di essere appassionati di cristologia ma di essere amanti della storia e della verità. Meno male che, prima di Giuseppe Verdi, romanzi best seller come il Codice da Vinci, di Dan Brown hanno acceso un po’ di curiosità intellettuale anche nel cittadino di media cultura sulla vita di Gesù Cristo e sulla vera storia del Cristianesimo.

Forse resterà impossibile, anche dopo le ricerche di Donnini, De Angelis, Moraldi, Cascioli, Salsi, Tulip, Franco, Tranfo, arrivare ad una definitiva verità storica sul Cristianesimo, dato che si tratta di rovistare tra documenti mistificati, contraffatti, costruiti ad arte nei primi secoli. Di certo i legami di questa religione con le tradizioni pagane e mitraiche, con tutto ciò che è palesemente inventato o retaggio di riti e culti solari più antichi, fin da Anubi e Osiride egizi, come ci spiegano autori liberi pensatori e storici indipendenti, è verità storica assodata. Così come è verità storica assodata che l’uomo Gesù, anche concedendo che fosse esistito, sia stato reso consustanziale con Dio, grazie alle elucubrazioni, ai voli pindarici e alle mire di potere di un manipolo di personaggi tanto pii quanto inutili e nocivi, ma ci vollero tre secoli – mi riferisco al Concilio di Nicea del 325 – per accorgersi che costui era “della stessa sostanza del padre” e a renderlo Dio per votazione.

Merito di Giuseppe Verdi è di offrire al lettore, in una narrazione non impegnativa e divertente, un accrescimento delle proprie conoscenze sul Cristianesimo e sulla storia di questa religione, a scopo di sviluppare in noi una coscienza critica e un atteggiamento costruttivo. Perché posso assicurare che il titolo, che i più considerano dileggiatorio e provocatorio, è soltanto un eufemismo a fronte delle criminali scempiaggini che continuano a essere prodotte dalla Chiesa per arrecare vantaggi al clero e mantenere il potere e indottrinare il gregge dei credenti.

Il primo capitolo del libro, intitolato “A prova di errore”, è dedicato all’inerranza biblica e all’ispirazione divina del testo sacro, con la precisazione del fatto, che pochi sanno, che Dio diviene autore della Bibbia solo nel 1442 in occasione del Concilio di Firenze. Ma il documento principe sull’ispirazione divina e, quindi, dell’inerranza della Bibbia resta la costituzione dogmatica Dei Verbum, promulgata durante il Concilio Vaticano II nel 1965.

Nel secondo capitolo intitolato “Baldracche pro ecclesia” si ricorda come, in concomitanza con le Crociate, si sviluppò anche una prostituzione itinerante grazie a stuoli di donne pronte a soddisfare i pruriti erotici dei “soldati di Cristo”. I concili ecclesiastici erano poi una ghiotta occasione di grandi affari per le prostitute, che accorrevano a migliaia presso le città ospitanti tali santissimi incontri, proprio come oggi le escort pullulano a Bruxelles, sede del Parlamento Europeo.

Nel terzo capitolo dal titolo “Castrazione” l’Autore ricorda la setta cristiana russa degli Skopcy, vale a dire eunuchi, della fine del XVIII, che definire fondamendalisti sarebbe riduttivo. Predicavano la mortificazione del corpo fino ad arrivare all’automutilazione del pene per gli uomini e del seno per le donne. Questo per poter diventare angeli e guadagnarsi il diritto di entrare nel regno dei cieli.

Nel quarto capitolo “Coitus christianus” viene spiegata l’aberrazione ideologica, iniziata con Agostino d’Ippona, divenuto poi Sant’Agostino, di considera il sesso come il peggiore dei mali e di considerare la contraccezione come un omicidio. Ancora nel 1958 il papa Pio XII proibì espressamente i preservativi, ribadendo che il buon vecchio condom va evitato anche in presenza del rischio di una gravidanza pericolosa per la donna. La chiesa non arretrò mai di un passo dalle sue intransigenti posizioni, nemmeno a fronte del dilagare dell’AIDS, flagello contro il quale Wojtyla propose la fedeltà, per gli sposati, e la castità, per i celibi, pur di non dire sì al preservativo, che avrebbe potuto limitare le epidemie e ridurre i milioni di morti.

Nel capitolo “Cristologia”, il quinto, si parla dello studio della natura di Cristo, così come la mariologia è lo studio sulla natura della Madonna. Insomma si va oltre la teologia, la scienza del nulla, prerogativa di tutte le religioni, per creare discipline che hanno la medesima dignità di materia di studio dell’enologia musulmana o dell’agricoltura polare, così scherzosamente Umberto Eco inserisce nel piano di studi di una facoltà delle scienze inutili. Ricorda Giuseppe Verdi che secolo dopo secolo l’uomo Gesù venne reso consustanziale con Dio grazie a elucubrazioni teologiche e che si è dovuto attendere oltre tre scoli dalla nascita di Gesù per accorgersi al Concilio di Nicea dell’anno 325, che costui era della stessa sostanza del padre e per farlo diventare quindi Dio per votazione.

Il capitolo successivo, intitolato “Da quale pulpito” ci mostra quanto irrispettoso, per non dire ingiurioso, sia nei confronti del prossimo proprio quel clero che rivendica rispetto per la c.d. sensibilità cattolica e continua a blaterare di un “porgi l’altra guancia” che non manca di essere ripetutamente calpestato e sostituito da un ben più diffuso “predica bene e razzola male”. Segue una serie di date di storia recente, dal 2010 al 2017, sulle più ipocrite vicende e esternazioni di papi, vescovi e prelati.

Con il settimo capitolo, sulla “Dottrina sociale”, l’autore precisa come la “questione sociale” sia uno dei non pochi ambiti nei quali ciò che la Chiesa sostiene oggi – spacciandolo come dottrina costante – è in realtà ben diverso da quanto essa predicava in passato. Nella fattispecie, pur presentandosi a livello di propaganda come “religione dell’uguaglianza” che condanna le diseguaglianze sociali, il Cristianesimo ha invece sempre sostenuto tali diseguaglianze a livello dottrinario, tollerando la schiavitù e mostrando di avere a cuore le sorti dei più sfortunati non di più di quanto un gatto possa avere a cuore il benessere di un topo.

La pioggia di denaro per la Chiesa cattolica iniziò con le donazioni dei fedeli e gli svariati privilegi concessi al clero, e già nel corso del V secolo i vescovi di Roma erano diventati i più grandi latifondisti dell’Impero Romano; il monito evangelico secondo cui un ricco non può entrare nel regno di Dio era già di fatto superato.

Il capitolo prosegue con un excursus sulle esternazioni di vari papi, in particolare Pio IX, Leone XIII e Pio XII che hanno contribuito alla formazione della cosiddetta “dottrina sociale” della chiesa, tra la fine del XIX secolo e la metà del XX secolo alla base della quale sta l’inevitabile disparità tra ricchi e poveri e il principio che ricchezza e proprietà sono diritti dei ricchi, restando la beatitudine eterna per i secondi. Le cose non cambiarono con i successivi papi, fino ai proclami più ipocriti come quello “non c’è vera soluzione della questione sociale al di fuori del Vangelo” di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI pur sostenendo l’esaltazione della proprietà privata e la critica del socialismo.

Divertente e istruttivo è anche il capitolo ottavo sull’Ecumenismo e sulla ricerca di un’unione tra le tre religioni monoteiste, dove l’Autore fa notare che, all’insegna dell’ipocrisia e delle gaffe, si simula il dialogo interreligioso tra soggetti che si definiscono reciprocamente miscredenti da quattrodici secoli.

Sarebbe come dire, da parte della Chiesa, “con le Crociate e i massacri abbiamo scherzato: adesso che la religione perde terreno uniamo le forze e facciamo finta di non esserci mai odiati e chiamati vicendevolmente infedeli”.

Da notare poi che ognuna delle tre religioni monoteiste è per definizione portatrice della verità e del verbo divino, per cui è escluso fin dall’inizio ogni possibile dialogo e confronto. Eppure il massimo fautore del “dialogo interreligioso” è stato Giovanni Paolo II, che in particolare tese la mano all’islam. Una linea del pontefice che fu respinta dalla maggioranza dei cardinali, i quali almeno un po’ di coerenza avevano, in occasione del concistoro del 1994.

Il libro prosegue con altri gustosissimi 27 capitoli messi in ordine alfabetico e di cui riporto solo il titolo perché non voglio rovinare la sorpresa al lettore: Emorroidi, Filosofia cristiana, Gadget papali, Gregorio il musicista, Halloween & Harry Potter, Horror, Indice dei libri proibiti, Ingerenza, Limbo, Madonna, Malicidio, Martiri, Novelle mariane, Nudità mariane, Olivier Jacques, Otto per mille, Papato, Pudore, Quanta cura!, Radio Maria, Ritardi, Sacerdozio femminile, Schlessinger, Trinità, Uccelli cristiani, Valla Lorenzo, Sozzerie cristiane, e termina con una divertente Appendice poetica. 

      Solo del capito "Otto per mille" vorrei spendere, conclusivamente, qualche parola, per recuperare le riflessioni sui costi della Chiesa che feci durante la seconda presentazione, nel novembre 2011 al circolo UAAR di Rimini, del libro La tristezza di Satana, di Lorenza Franco. La prima presentazione avvenne a Milano presso la libreria Claudiana, in data 15 aprile 2011, in occasione del compleanno del compianto genitore avv. Aldo Bonomo, ottenendo solo uno scarno - come sempre avviene quando si tocca il credo religioso in Italia - comunicato stampa di TGCom 24 qui leggibile: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/articoli/1006431/la-tristezza-di-satana-di-lorenza-franco.shtml

          L’Autore descrive il subdolo meccanismo "Otto per mille” finalizzato ad apportare quasi tutti i vantaggi alla Chiesa cattolica anche se scegliamo come beneficiario un’altra confessione o ente. Il libro mette in luce proprio come la Chiesa sia nata e poi cresciuta sull’inganno, per arricchirsi a dismisura come patrimonio pecuniario e immobiliare. La mia introduzione si intitolava “Quanto costa agli italiani credere?” e riportava i dati sconcertanti che ancora oggi vengono confermati dagli approfonditi studi di UAAR visibili nel sito http://icostidellachiesa.it che resta aperto al contributo di chiunque avesse informazioni di dettaglio: questo perché il compito di risalire a informazioni esatte non è per nulla facile, restando a tutt’oggi la cifra reale e precisa ignota sia allo Stato sia alla stessa Chiesa. Sta di fatto che nessuno è al corrente dell’entità dei fondi pubblici e delle esenzioni di cui, annualmente, beneficia la religione più importante delle altre confessioni, la Chiesa cattolica nelle sue articolazioni (Santa Sede, CEI, ordini e movimenti religiosi, associazionismo, etc.). Non la rendono nota, tale cifra, né la Conferenza Episcopale Italiana, né lo Stato. Si ha ragione di credere che i dati da me citati ottoe anni fa siano, per quanto ancora scandalosi, oggi ancor più approssimati per difetto: https://www.facebook.com/notes/giovanni-filippo-francesco-bonomo/quanto-costa-agli-italiani-credere-note-a-margine-della-presentazione-del-libro-/10150404835263486  

Bisogna dare atto all’Autore di saper mitigare lo sdegno che deriva dalla lettura dei vari dogmi religiosi grazie a un suo notevole senso dell’umorismo. Vi è però da chiedersi, seriamente, quando l’umanità si affrancherà dalle religioni, che frenano il progresso scientifico e avviliscono la cultura e il libero pensiero alla base di essa.

Milano, 27. 3.2019  Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.







sabato 23 marzo 2019

La Pietà di Foschi. Introduzione.


Per chi già sa dei primi eventi di Candìde dedicati ai vernissages e all’arte, può non essere una novità che io presenti un’opera. In verità, già dalla scenografia che vedete, si capisce, anche per il ristretto numero degli invitati, che si tratta di un’assoluta novità riguardante un’opera unica. Perché La Pietà di Davide Foschi, fondatore con Rosella Maspero dell'associazione culturale "Verso un Nuovo Rinascimento", resta la grande protagonista anche dell’edizione di quest’anno 2019, la quinta, del Festival del Nuovo Rinascimento, che parte da qui - ne sono onorato - il primo giorno di primavera, per poi coinvolgere vari luoghi ed enti da marzo a dicembre in tutta Italia.

Ne sono lieto, oltre che onorato, perché proprio il giorno della primavera è stato uno dei simboli, con la prima vera dea Demetra, di questa casa dedicata all'arte e alla cultura e ancora risplendente del candore e della luce degli autori qui presentati che la illuminano.

L’Umanesimo riparte dall’Italia è lo slogan che leggete nel sito del Movimento e Davide Foschi, nel suo continuo dialogo con Leonardo da Vinci, la figura rinascimentale più di spicco, trova quest'anno, nel 500° anniversario della sua morte, la più profonda ispirazione e il più forte significato.

Vediamo che cosa ci dirà dunque, quest'anno, “La Pietà”, conosciuta anche come l’opera del mistero, per i particolari effetti provocati durante la sua contemplazione, che ancora destano il clamore del pubblico e della critica.

E' stata dipinta da Davide Foschi in un momento di particolare trance raggiunta a seguito di una lunga meditazione ed emana una particolare energia. Per questo avete letto l'avvertenza dell'artista: "Non posso prendermi la responsabilità degli effetti che la visione di quest’opera può avere. Troppo forti sono state le reazioni fino ad oggi".

Vi ricordo che “La Pietà” non può né essere ripresa con videocamere, né essere fotografata. Il motivo di questo divieto è nella natura stessa del dipinto: l’opera ha una misteriosa plasticità e dinamicità che l’osservatore può interpretare in modo sempre diverso, poiché è in grado di riflettere l’anima di chi la osserva.

Per questo non è possibile nemmeno vederla collettivamente, ma solo da una persona alla volta, o anche da due ma solo se molto unite tra loro. Fotografare l’anima è infatti impossibile e solo un’altra anima è in grado di scorgerla, aggiunge Davide Foschi.

Certamente tale opera mutaforma, così ho voluto definirla in modo pittoresco nel mio invito, risentirà delle vibrazioni quantiche della mia casa recentemente sede anche di masterclass di canto lirico con nomi noti, e avrà una ancor più particolare energia.

L’occasione di questa presentazione è preziosa anche per dire qualcosa su Rinascimento e Risorgimento con una breve digressione storica per non fare torto agli storici e giornalisti qui presenti.

I due termini si assomigliano per eufonia e viene da sé la domanda: ma l’Italia ha bisogno di un nuovo Rinascimento o piuttosto di un nuovo Risorgimento?

La risposta ce la dà la storia: il Rinascimento portò, è vero, a Leonardo e a Galileo, gli inventori del metodo scientifico, ma di questa invenzione si avvalse il popolo inglese, non il popolo italiano, il quale, del resto, non venne mai coinvolto nel Rinascimento, trattandosi in realtà di un fenomeno del tutto elitario.

Il Papato, vale a dire la Chiesa di Roma, impedì l’Unità d’Italia per secoli, e il tabù cristiano sull’uso della forza impedì agli italiani di sconfiggere gli eserciti stranieri che invasero l’Italia a partire dalla fine del 1400 e che spazzarono via il Rinascimento, mentre in Inghilterra il coraggio di Enrico VIII, che effettuò lo scisma anglicano, e il genio di Isaac Newton, che nacque l’anno della morte di Galileo, permisero al popolo inglese di arrivare alla rivoluzione scientifica – che in Italia venne invece uccisa dal Papato - e quindi alla rivoluzione industriale, agli Stati di diritto, alle moderne democrazie e al liberismo economico.

Insomma il Rinascimento, fenomeno elitario italiano interamente rivolto all’arte e al sapere e che al contempo ignorava la difesa militare - le battaglie rinascimentali italiane erano in realtà delle finzioni, proprio come il wrestling di oggi - portò gli eserciti di tutta l’Europa - che uccidevano realmente i nemici, come osserva Bertrand Russell - a invadere più volte l’Italia e a depredare più volte l’inerme popolo italiano con i soliti saccheggi, uccisioni e stupri tipici dei vincitori nelle guerre.

Fu poi il Risorgimento, che creò lo Stato italiano, a favorire il popolo italiano. Purtroppo l’errata strategia di Benito Mussolini e anche quella del re Vittorio Emanuele III, per quanto avessero pure letto il Machiavelli, portarono alla fatale alleanza con Hitler e, ancora peggio, agli esiziali Patti Lateranensi proprio con il principale nemico dello Stato italiano e del popolo italiano, la Chiesa di Roma, della quale gli italiani sono storicamente succubi. Così il Risorgimento fu tradito e lo sfacelo attuale della società italiana non è altro che il risultato inevitabile di tale tradimento.

Ma torniamo al Rinascimento e al nostro festival del Nuovo Rinascimento per passare subito la parola a Davide Foschi che ci presenterà questa sua opera unica mostrandocela e illustrandocela, buona serata.

Milano, 21. 3.2019  avv. Giovanni Bonomo - Candide C.C.