lunedì 2 luglio 2018

#DIGITALE. Il digitale nella comunicazione del terzo millennio

Gli indubbi vantaggi di "essere digitali" quando si ha spirito imprenditoriale unitamente a pensiero critico.

Nel sempre attuale dibattito tra apocalittici catastrofisti e integrati ottimisti di fronte alle strabilianti novità dell’incessante evoluzione della tecnologia digitale, vorrei svolgere ancora qualche considerazione, ovviamente schierandomi con i secondi, sui vantaggi di “essere digitali” e su come sta cambiando il mondo [1].

Il digitale sta trasformando il nostro modo di vivere, il rapporto tra uomo e uomo, uomo e macchina, macchina e macchina (Internet delle Cose), la nostra stessa vita quotidiana, il modo di lavorare, abitare e comunicare. Ne ho parlato nelle recenti note sulle criptovalute, sulla Blockchain, sulla Internet of Everything, sulla I.A. Intelligenza Artificiale e sulla A.I. Amplificazione dell’Intelligenza [2].

Nelle mie videonote “Mode e modi della comunicazione. Riflessioni sull’informazione nel terzo millennio” spiego l’importanza, nell’attuale scenario multimediale, di valutare criticamente tutte le nuove informazioni e di comunicare umanamente, ad iniziare dalla relazione tra genitori e figli. Proprio per quel rapporto stretto che unisce lingua e cultura non possiamo non constatare tutti – ora che la lettura viene stimolata da vari terminali dei nuovi media più che da libri e riviste, come lo smartphone e il tablet – l’impoverimento della nostra lingua e il trionfo dello stereotipo, della frase fatta, del modo di dire, dei neologismi barbari. Nella comunicazione globale del terzo millennio, insomma, si trascura la ricchezza del nostro vocabolario: ma ciò vale anche per le altre lingue e culture [3].

Non me ne vogliano gli amici networkers ma l’alibi di comodo di questa rassegnazione al degrado culturale è dire: “l’importante è farsi capire”… non importa da chi… stiamo correndo sempre, con illuminata ignoranza, verso l’abecedario, comprensibile a tutti…

Ora, se in questo florilegio di parole del parlar comune, che sono sempre le stesse, si cercasse almeno di cambiare e diversificare attingendo con più ponderazione alla nostra ricchezza lessicale prima di dare la colpa al – o di elevare a pretesto il – digitale… il fatto di risparmiare tempo cercando in Google ha come contropartita una maggior riflessione e ponderazione delle informazioni e delle notizie che troviamo.

Non prendiamocela con Internet, adesso, dopo che ce la siamo presa, insieme a Karl Popper, con la televisione cattiva maestra: come si può cambiare canale, trovando anche ottimi programmi e documentari storici e scientifici, possiamo navigare con discernimento nel Web tra un sito e l’altro. Ma il primo zapping da applicare è quello al nostro cervello, per arguire e desumere in fretta, perché l’informazione si è amplificata e velocizzata, sviluppando un pensiero critico e vigile.

La comunicazione del terzo millennio, audiovisiva e spettacolare, si fonda su Internet, sui servizi giornalistici anche divertenti, sul giornalismo di inchiesta de Le Iene o di Striscia la Notizia, e tale informazione spattacolarizzata può fondarsi anche sulle bufale, potendo essere la notizia creata da qualsiasi soggetto in Rete e diffusa poi, benché falsa, tramite i social media.

Questo non toglie però che, in fine dei conti, è meglio così oggi rispetto a ieri: meglio cioè una overdose di notizie, anche false – che costringono ad una capacità di discernimento del lettore – piuttosto che la penuria di informazione e l’assenza di pluralismo.

Oggi i grandi quotidiani online non combattono più una partita ad armi pari con i classici concorrenti cartacei, ma si scontrano ad armi impari con i grandi motori di ricerca, in una partita dal finale imprevedibile. I nuovi mezzi a disposizione del lettore possono anche essere la causa della diminuzione dei ricavi dell’editoria, di certo è che la crescita dei ricavi da advertising nel mercato di Internet premia chi già nasce digitale.

Ma questo scenario apparentemente dominato dal mercato può presentare nuove opportunità per tutti solo che si comprendano i meccanismi della nostra società digitale e multimediale, figlia del neoliberismo che premia i più ricchi ma non per questo totalmente negativa per i comuni cittadini.
Come spiego nel mio blog di informazione  sui nuovi modelli di business per i quali manca una vera informazione, il mercato della pubblicità in Rete è il più importante strumento di emancipazione che ci resta, una straordinaria opportunità, che inizia con il terzo millennio [4].

Il digitale rende le persone sempre più interconnesse e può rappresentare l’inizio di un’intelligenza condivisa che ci farà progredire a livelli inediti. Forse si realizzerà quel fenomeno di apprendimento e di comunicazione collettivi che crea una sorta di supermente o General Intellect – nel campo della filosofia il fenomeno riconduce a quello “spirito universale” dell’umanità rinvenibile negli scritti di Hegel e poi anche di Nietzsche – espressione utilizzata nel campo del diritto, per spiegare l’Open Source, frutto di un processo di formazione continuativa e decentrata della conoscenza condivisa, nella creazione di un software, da più programmatori che sommano le loro intelligenze.

Milano, 21 novembre 2017                                                   avv. Giovanni Bonomo


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[1] Tra gli apocalittici vi è chi addirittura predica la morte del’umanesimo e l’alba di un nuovo credo: la religione dei dati, come lo storico israeliano Yuval Noah Harai, nell’opera “Homo Deus. Breve storia del futuro”, Bombiani ed. 2017. 

[2] In due interviste, una su  Affari Italiani e l’altra su Il Sole 24Ore spiego le potenzialità della tecnologia digitale a proposito dell’architettura alla base del Bitcoin, denominata Blockchain, e del mercato della pubblicità in Rete.  

[3] Di queste riflessioni abbiamo fatto tesoro dopo l’incontro,  organizzato da Candide C.C. due anni fa,  con il giornalista ed esperto di comunicazione Paolo Corticelli: https://www.unimeier.eu/assets/pdf/dipartimenti/scienze-comunicazione/mode-e-modi-della-comunicazione.pdf