domenica 15 maggio 2022

L'ABC della storia dell'economia mondiale. Dalla crisi del sistema di Bretton Woods all'attuale globalizzazione.

Conoscendo le tappe storiche fondamentali che ci hanno portato all'attuale situazione dell'economia globale si possono comprendere meglio le attuali manovre politiche sul piano nazionale e internazionale.  

 [Articolo tratto dalla videolezione della prof.ssa Lucia Valenzi dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, che ringrazio]  

1. Premessa. I sistemi monetari internazionali

 Le regole monetarie internazionali a partire dalla fine dell'800 stabiliscono il tipo di riserve delle banche centrali: il Gold Standard prevede solo riserve in oro, il Gold Exchange Standard prevede anche riserve in valuta pregiata. 

 Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per coniare moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote. Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Quello della sterlina, ad esempio, era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi di oro puro. 

 La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre, come la lira italiana, non lo erano, pur restando direttamente scambiabili in monete classificate pregiate che erano convertibili. 

 Si stabilì anche la natura dei cambi in due tipologie. Nel sistema a cambi fissi le banche centrali si impegnano a controllare i rapporti tra le monete per evitare oscillazioni: in questo caso la politica prevale sull’economia. L’impegno a mantenere un tasso di cambio fisso è un modo per sottoporre a una ferrea disciplina le autorità monetarie di un paese e per prevenire eccessi nell’offerta di moneta; ne consegue una maggiore volatilità del reddito e dell’occupazione. Nel sistema a cambi flessibili è il mercato dei cambi che decide: la politica monetaria è utilizzata anche per scopi diversi dal mantenimento di un tasso di cambio; ne consegue una stabilizzazione dell’occupazione o dei prezzi, benché l’incertezza del valore del cambio ostacoli il commercio internazionale.  

2. Gli accordi di Bretton Woods. Il FMI e la Banca Mondiale

 Nella cittadina di Bretton Woods, nel New Hampshire, si svolse dall’1 al 22 luglio 1944 la conferenza che prese il niome della località e che portò alla creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

 Fu in tale conferenza che vennero siglati gli accordi che diedero vita ad un sistema di regole e procedure volte a regolare la politica monetaria internazionale con l’obiettivo di governare i futuri rapporti economici e finanziari, impedendo di ritornare alla situazione (dovuta anche a pratiche protezionistiche, a svalutazioni dei tassi di cambio, alla scarsa collaborazione tra i Paesi in materia di politiche monetarie) che diede vita al secondo conflitto mondiale. I due principali compiti della conferenza furono perciò quelli di

   1) creare le condizioni per una stabilizzazione dei tassi di cambi rispetto al dollaro (eletto a valuta principale) e 

 2) eliminare le situazioni di squilibrio determinate dai pagamenti internazionali (tale compito fu affidato al FMI).

 Per il raggiungimento del secondo fine vennero istituti il Per il raggiungimento del secondo fine vennero istituti il Fondo Monetario Internazionale e la e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo ("Banca mondiale"), due importanti istituzioni che diventarono operative nel 1946. 

 Secondo il sistema definito da Bretton Woods il dollaro era l’unica valuta convertibile in oro in base al cambio di 35 dollari contro un oncia del metallo prezioso. Il dollaro poi venne poi eletto valuta di riferimento per gli scambi. Alle altre valute erano consentite solo oscillazioni limitate in un regime di cambi fissi a parità centrale.

 Gli accordi di Bretton Woods del 1944 hanno permesso e garantito un periodo piuttosto lungo di prosperità economica nel dopoguerra e quindi un sistema di scambi internazionali basato sul dollaro e non soltanto sull’oro.  

3. Il ruolo del FMI

 L'istituzione fu creata con l’obiettivo di vigilare sule nuove regole e sul sistema dei pagamenti internazionali. Per aderire al Fondo Monetario Internazionale ogni Stato doveva versare una quota in oro e una in valuta nazionale sulla base delle quali veniva deciso il suo peso decisionale. L’obiettivo iniziale del Fondo inizialmente era quindi di controllare la liquidità internazionale e di coadiuvare i vari Stati nel caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti.  

4. Il Piano Marshall e l' "età dell’oro"

 Dopo la seconda guerra mondiale furono gli Stati vinti (Germania, Giappone e anche Italia) ad avere uno sviluppo straordinario. L’apparato produttivo era stato colpito, ma non in maniera catastrofica, per cui venne rimesso in moto senza difficoltà. Fondamentale per l’Europa occidentale, e l’Italia in particolare, fu la politica di aiuti americana del Piano Marshall. Nel 1948 negli Usa le riserve auree erano il 70% delle riserve auree mondiali.  

5. La costruzione dell’Europa

 Sull’onda della grande crescita economica del dopoguerra si colloca la fondazione delle istituzioni europee. Prima la CECA, la CEE e poi il MEC creano una unità europea dal punto di vista economico. L’unità politica mai pienamente realizzata avviene a tappe. Durante un travagliato percorso di conferenze politiche e referendum negli Stati europei - dagli accordi di Maastricht del 1992 al trattato di Lisbona del 2007 - viene creata l'Euro, la moneta unica, in una prima fase del tutto virtuale e quindi, nel 2002, divenuta moneta reale. 

6. Eurodollari e petrodollari

 Negli anni Settanta iniziano processi di globalizzazione dell’economia e di una nuova divisione internazionale del lavoro. Potentissime imprese multinazionali dominano l’economia mondiale e utilizzano prevalentemente il dollaro. La quantità di dollari fuori dal controllo della Federal Reserve Bank usati nelle transazioni europee (eurodollari) e quelli riciclati e investiti dai produttori di petrolio (petrodollari) cresce enormemente (da 14 miliardi nel 1964 a 160 nel 1973 e a 500 miliardi nel 1978). 

7. La fine del sistema Bretton Woods e il nuovo ruolo del FMI

 La guerra del Vietnam e il forte aumento della spesa pubblica e del debito americano, segnarono la fine del sistema istituito a Bretton Woods. Il 15 agosto 1971, a Camp David, Richard Nixon, sospese la convertibilità del dollaro in oro a causa delle sempre crescenti richieste di conversione in oro che avevano causato una forte riduzione delle riserve auree. Il dicembre del 1971 segnò l’abbandono degli accordi di Bretton Woods da parte dei membri del G10 (il gruppo dei dieci paesi formato da Germania, Belgio, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia). Con lo Smithsonian Agreement per rimediare al conseguente caos monetario si decise una svalutazione del dollaro del 7,9% fissando un cambio di 38 dollari per oncia d'oro, senza tuttavia ripristinare l'obbligo per gli Stati Uniti di scambiare dollari con oro. Furono anche modificati i tassi di cambio tra le altre monete e si stabilì una banda di oscillazione del 2,25% attorno alle nuove parità.

 Tuttavia le istituzioni create a Bretton Woods sopravvissero ma si trovarono a ridefinire priorità e obiettivi. In particolare, il FMI ha visto cambiare di fatto il proprio ruolo di sorveglianza. Venuto meno con i cambi flessibili e l’abbandono dello standard aureo la necessità di gestire la liquidità internazionale, l’attenzione del FMI è stata portata sulle politiche macroeconomiche interne perseguite dai membri e sugli elementi strutturali dei loro mercati. Venne data priorità all’obiettivo di finanziamento degli squilibri della bilancia dei pagamenti dei paesi in via di sviluppo trasformando il FMI da prestatore a breve termine a prestatore a lungo termine

 Il FMI si trovava quindi investito del compito di effettuare prestiti vincolati al rispetto di specifiche condizioni e di piani di rigorosa stabilizzazione macroeconomica. Una funzione che il FMI mantiene ancora oggi come dimostrano i recenti sviluppi collegati alla crisi dell’Euro che vedono il Fondo prestatore di prima istanza insieme all’Ue con i recenti piani di salvataggio di Grecia, Irlanda e Portogallo. 

 Con la fine del sistema Bretton Woods i governi si vedono sopraffatti dal libero e tumultuoso mercato, in balia della speculazione finanziaria. La sovranità del mercato finì con l’aumentare enormemente il divario tra paesi ricchi e paesi poveri. 

8. La crisi petrolifera del 1973

 Nel 1973 interviene la crisi petrolifera. Viene aumentato il prezzo del petrolio da parte dell’Organizzazione dei paesi produttori di greggio (OPEC). È però l’unica volta che si assiste ad un aumento definito politicamente e diplomaticamente, in quanto emiri arabi e altri produttori investono abitualmente nelle borse occidentali e non sono quindi interessati a turbamenti dell’economia occidentale. La crisi apre tanti problemi nuovi anche dal punto di vista culturale, con il successo di una nuova coscienza ecologista e la ricerca di soluzioni alternative al petrolio. 

 9. I paradisi fiscali off-shore 

 Nello stesso periodo si moltiplica il fenomeno degli off-shoreparadisi fiscali con una tassazione ridotta o addirittura inesistente. Si possono definire così i paesi in cui si spostano i capitali, per trovarvi una tassazione inferiore almeno del 30% a quella del paese di origine. Ovvii gli aspetti di illiceità fiscale in tali spregiudicate manovre.  

10. La politica economica di Reagan

 Tentativi di controllo anticrisi vengono effettuati per un certo periodo dalla banca governativa americana, con operazioni di espansione o restringimento dell’economia, cioè interventi inflattivi o deflattivi. Il presidente americano Reagan insiste su una politica liberista: nel 1981 decide di aumentare l’indebitamento americano svalutando il dollaro; si tratta di un’operazione aggressiva, che permette un rilancio dell’economia americana verso l’esterno e provoca tensioni.  

 11. La riduzione del welfare

 Negli anni Ottanta vengono ridotti gli interventi di welfare. Il primo esempio è la politica della Tachter in Inghilterra che riduce le protezioni di tipo sociale. Quasi dovunque aumenta la flessibilità e la precarietà a causa della concorrenza del lavoro mal retribuito dei Paesi emergenti. L’invecchiamento della popolazione, dovuta alla diminuzione della crescita demografica nei Paesi ricchi, mette in crisi le politiche di previdenza sociale.  

12. Le nuove tecnologie

 Le ICT, le innovazioni tecnologiche dovute all’informatica e alla telematica hanno agevolato la globalizzazione dell’economia. La crescita ha però creato molte illusioni. Benché il PIL mondiale sia nel 2000 di ben sette volte quello del 1950, i problemi attuali hanno portato a ragionare sulla negatività dell’eccesso di sviluppo. Alcuni propongono un rallentamento o addirittura una “decrescita”.  

13. I Paesi emergenti

 Avviene una forte differenziazione tra i Paesi che sono stati definiti in passato “in via di sviluppo”. I casi più noti sono quelli della Cina e dell’India (quest’ultima ha uno sviluppo molto significativo in settori altamente qualificati). Ma anche il Vietnam e il Brasile hanno una crescita molto alta (rispettivamente l’8,4% e il 6%). Anche molti Stati africani crescono del 5% l’anno e la Cina investe grandi capitali in Africa. Nonostante le scelte neoliberiste il protezionismo non è mai scomparso da alcuni settori. Ad esempio, mentre tradizionalmente era funzionale all’industria, oggi è forte per l’agricoltura europea, che viene molto protetta a discapito di quella degli altri Paesi.  

14. Globale e "glocale"

 Si creano rapporti molto stretti tra le aziende di tutto il mondo anche grazie al fenomeno della delocalizzazione. Le aziende si spostano nei paesi meno forti economicamente, sfruttandone la mano d’opera a basso costo. La sperequazione tra i Paesi porta ad una forte pressione di migranti verso i paesi occidentali. Tutto ciò mette in crisi il sistema degli Stati, inclusi G8 e G20. Paradossalmente la globalizzazione produce nuove forme di particolarismo locale, la "glocalizzazione",termine introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman per adeguare il panorama della globalizzazione alle realtà locali, in modo da studiarne le relazioni con gli ambienti internazionali.  

15. L'ultima crisi economica

 L’economia statunitense vede oggi una forte penetrazione del capitalismo cinese e la sua crescita notevolmente rallentata. Nello stesso tempo è andato in crisi un sistema generalizzato di eccesso di indebitamento combinato a prodotti finanziari di cattiva qualità come i mutui subprime. 

 Un'ascesa vertiginosa nel tasso di insolvenza di questi mutui, nel 2007, ha costretto decine di agenzia di credito al fallimento, provocando il collasso dei prezzi delle loro azioni e, di riflesso, ampi effetti sul settore abitativo americano e in definitiva sull'intera economia statunitense. 

 Ma le vere cause dell’attuale crisi economica, la più grave dal dopoguerra, sono negli eventi degli ultimi decenni di globalizzazione dei mercati e delle economie, che ha messo in seria difficoltà le piccole aziende e le produzioni locali. In particolare si è creata una sproporzione abissale tra redditi da lavoro e redditi da capitale: i redditi da capitali sono molto maggiori rispetto ai redditi da lavoro e, di conseguenza, le diseguaglianze e le ingiustizie sociali crescono al punto da essere un problema per l’economia globale. 

 E’ avvenuta insomma una trasformazione dell’economia politica capitalista dal E’ avvenuta insomma una trasformazione dell’economia politica capitalista dal keynesismo del dopoguerra a del dopoguerra a neoliberismo attuale: da una crescita economica attraverso la redistribuzione dall’alto verso il basso si è passati ad una crescita economica attraverso la redistribuzione dal basso verso l’alto.  

          Milano, 9 maggio 2016                                             Avv. Giovanni Bonomo  



 

domenica 20 marzo 2022

“Le ali di Icaro. L’insuperabile bellezza dell’essere umano”, di Luca Vettorello (Filosofia sui Navigli, 20. 3.2022).

         Stupenda conferenza del filosofo Luca Vettorello su un tema quanto mai attuale e di drammatica attualità, viste le implicazioni etiche dell’attuale tragedia umanitaria, in atto in Ucraina, con pericolo di una terza guerra mondiale, di degenerazione a esplosioni nucleari e di estinzione dell’umanità.

La domanda però viene spontanea: di quale umanità? Nell’attuale nostra configurazione genetica, retaggio scimmiesco - abbiamo dello scimpanzè il 98,5 % dello stesso corredo cromosomico e gli stessi comportamenti aggressivi e distruttivi - siamo veramente una specie destinata a sopravvivere? O la nostra solo “sopravvivenza” risiede piuttosto, in una visione transumana e poi postumana, nella EVOLUZIONE al di sopra della nostra GENETICA? 

E’ stata ricordata la considerazione di Sartre: “L’Olocausto è stato purtroppo umano, non disumano”… e di che cosa sia fatta la nostra umanità abbiamo un’attuale dimostrazione a quasi un mese dall’inizio del conflitto. 

Ho affrontato il tema in vari scritti su “Il salto oltre la specie” rivelando la mia visione futuristica di evoluzione della nostra specie diventando altro da noi, che forse è l’unica soluzione che la bellezza intellettuale unica dell’uomo, con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale e della robotica, ci permette di percorrere. 

Compiremo allora un salto quantico evolutivo che adesso, nell’attuale situazione di avanzamento (?) scientifico, non siamo nemmeno in grado di comprendere. Però già possiamo pensare a quanto velocemente potremmo fare questo salto quantico se solo le enormi somme destinate agli armamenti venissero invece destinate alla scienza e alla tecnologia! 

Che l’essere umano sia in realtà fatto per volare è stato ammesso alla fine dallo stesso relatore, che ci ha ricordato il mito di Icaro che vorrebbe dimostrare il contrario. Ora possiamo e dobbiamo volare! 

Qualsiasi proibizione, o limite culturale o dogma religioso richiede un atto di consapevolezza e di coraggio come quello di Prometeo. Significativa è la frase presente in una slide: “Uso intelligente della tecnica: a servizio dell’uomo per fuggire un limite che non gli appartiene”. Il limite è connaturato alla nostra genetica e alla nostra fragile natura umana, aveva ragione Nietzsche, dobbiamo andare oltre! 

Questa è, in realtà, “l’insuperabile bellezza dell’essere umano”, quella di superare i propri limiti, capacità che non è data invece alle altre specie viventi del nostro pianeta. 

Giovanni F F Bonomo – Candide C.C.






 

 

domenica 14 novembre 2021

Brevi note sull’ABITUDINE, oggetto dell’incontro con Federico Bellini (14.11.2021)

Ottimo incontro splendidamente organizzato e come sempre stimolante le diverse riflessioni dei partecipanti. 

Nel sentir comune, l’abitudine è tradizione, stasi, mentre il cambiamento è progresso, operosità. Il diritto pubblico valorizza l’abitudine negli usi civici, mentre il diritto privato la riconosce nella consuetudine, negli usi e costumi. L’inerzia non è un disvalore quando il mancato esercizio di un proprio diritto si traduce nell’usucapione a vantaggio del possessore continuativo senza titolo, decorso un determinato periodo di tempo. Ma a fronte di un vincitore, in controversie di questo genere, c’è sempre uno che perde (il diritto di proprietà).

Il tema dell’abitudine nell’illecito e l’aggravamento della pena del delinquente abituale, di cui ha parlato l’avv. Emanuele Carta, è la traduzione nel diritto di ciò che è riprovevole nella morale. I vizi, nei gironi infernali erano, anche per Dante, la reiterazione di condotte abitudinarie, non virtuose, che se fossero isolate e sporadiche avrebbero l’attenuante del Purgatorio. Questo per dire che la nozione di abitudine richiama la ripetizione, la quale non è mai espressione di un’azione virtuosa, che rompe gli schemi, ma è assuefazione dell’essere passivo a discapito dell’essere dinamico e creativo.

In genere il progresso viene associato al dubbio e al dinamico pensiero critico e non allo statico pensiero dogmatico, mentre la ragion pura di Kant e la memoria pura di Bergson (o “memoria ricordo”, secondo il nostro relatore), ci aiutano a progredire a fronte delle memorie non concettuali ma incorporate dei più. Il sonno della ragione genera mostri. Il progresso è sempre opera delle minoranze e dei pochi innovatori e visionari che hanno lo sguardo lungo, che rompono gli schemi, che guardano avanti.

Condivisibile è lo sforzo di riabilitare l’abitudine nei suoi (pochi) aspetti buoni, nell’immaginare il “pilota automatico” della nostra coscienza, che ci fa agire per il meglio senza perderci a ragionare. Le nostre azioni quotidiane sono abitudinarie più di quanto possiamo renderci conto, quando la ripetizione e l’omologazione servono a vivere inosservati in società, al quieto vivere. Altra cosa sono gli ideali e i princìpi, che devono guidare la nostra condotta, anche nella ribellione, in antitesi all’abitudine, quando uno Stato si rivela dittatoriale o autoritario. 

L'abitudine diventa abitabile, pur nella ricerca del tempo perduto, se viviamo in una scioltezza nell’agire proustianamente virtuosa che non conduce mai al vizio. Certamente il tema è ampio e il tempo è mancato, soprattutto a Roberto Caracci per potersi esprimere al meglio cogliendone gli svariati aspetti nel suo forzatamente breve intervento.

Da parte mia riterrei utile affrontare, in un prossimo incontro, i temi dell’attitudine e della abilità, ricordati da Roberto Maria Pittella, la prima frutto della memoria-abitudine, e la seconda risultato della memoria-pura, perché l’apprendimento è una prerogativa non solo animale e umana, ma anche inorganica e artificiale, per i recenti sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, come potrà confermarci il nostro Giulio Beltrami.

Mi viene ora in mente la distinzione, in un saggio di Husserl, tra intenzionalità, cui pertiene l’istinto e la volontà, e la coscienza, che presuppone l’abitudine e l’etica. E qui ricordo i nostri precedenti incontri, perché riuscire a definire la “coscienza” è uno dei compiti talmente affascinanti che mettono in virtuosa e non abitudinaria sinergia la filosofia con le neuroscienze.

Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.





martedì 9 novembre 2021

Crypto per Tutti. Trascrizione del discorso introduttivo (Vicenza, 8.11.2021)

 Le criptovalute sono il denaro del futuro? Questa è la domanda che molti di voi si pongono già di fronte al titolo Crypto per Tutti. Per rispondere servono queste brevi osservazioni.

Si tratta anzitutto di comprendere il più ampio panorama che viene aperto dalle nuove tecnologie e dai progressi della crittografia e di Internet, che segnano un cambiamento radicale nell’economia globale. 

Non mi addentro negli aspetti tecnici, presupponendo che chi ci osserva e ci segue abbia le nozioni fondamentali sul Bitcoin e sulle altre criptovalute. Mi limito a sottolineare che, per quanto le monete virtuali non siano regolate da enti governativi, molti Stati nel mondo ne hanno autorizzato l’utilizzo, non solo la Cina, il Giappone, la Russia, ma anche il Venezuela, l’Uruguay, l’Estonia, la Svezia. Proprio per quanto riguarda l’Unione Europea possiamo dire che ormai in tutti i suoi Stati membri le criptovalute sono considerate legali come strumenti finanziari qualificati, anche detti QFI Qualified Finance Instruments perché viene consentito a banche, società di credito o di investimento di detenere, acquisire e offrire servizi in criptovalute. 

In Italia anche la Consob le riconosce come strumenti finanziari e, in base alla più recenti statistiche, un adulto su cinque possiede criptovalute, ponendosi il nostro Paese, per questo aspetto, al decimo posto nel mondo. 

Il sempre maggior interesse degli investitori, privati e istituzionali nei confronti delle critpovalute porterà ad un incremento notevole del loro valore; i due settori che muoveranno i prezzi del Bitcoin in salita e delle altre crypto sono quello sanitario, quello del gaming online, quello degli NFT Non Fungible Token, così importanti per certificare le opere d’arte. 

Ma è il mondo finanziario che ha dimostrato di essere chiaramente interessato alle criptovalute e alle nuove tecnologie della DeFi Decentralized Finance, la finanza decentralizzata. Va da sé che questa nuova tecnologia rappresenta una nuova e concreta opportunità per ogni investitore e per ogni PMI. Perché già con Internet e ora con l’I.A. di nuova generazione l’economia mondiale e le imprese affrontano il grande cambiamento della quarta rivoluzione industriale e dell'economia collaborativa. 

La tensione verso la telematica e l’automazione accentuata dall’attuale pandemia è una straordinaria occasione di cambiare il modo di pensare, per comprendere i cambiamenti che possono avvenire nella vita anziché subirli. Le implicazioni di semplificazione nelle aziende di ogni dimensione per la sostenibilità e il problem solving permesse dalla tecnologia di blockchain sono enormi. 

Siamo agli albori del terzo millennio e di una nuova era in cui molto probabilmente nulla sarà come prima, nel futuro prossimo dell’Internet of Things, dei token, degli smart contracts.  E noi di Crypto per Tutti siamo probabilmente i pionieri di un nuovo modo di gestire beni, servizi e ogni attività finanziaria, e in definitiva anche di un nuovo modo di vivere. 

Giovanni F F Bonomo



domenica 17 ottobre 2021

Nasce CxT Cripto per Tutti

Nasce il 4 ottobre 2021 (https://jordynews.com/crypto-per-tutti-un-sogno-che-diventa-realtaCxT con l’obiettivo di diffondere in maniera semplice e lineare, alla portata di tutti, la cultura delle cryptomonete e della Blockchain. Un sogno che era in gestazione da qualche anno e che diventa ora realtà su ìniziativa di 9 visionari professionisti e imprenditori digitali. La presentazione ufficiale online è fissata per il 17 ottobre 2021. 

Molti di voi mi hanno letto a proposito dell’argomento delle criptovalute e del bitcoin. Conoscere il funzionamento e l’uso della blockchain sta diventando necessario per tutti noi se vogliamo tutelare il nostro patrimonio a fronte della catastrofe economico-finanziaria globale ancora in atto. Il bitcoin e le altre criptovalute segnano un nuovo paradigma economico e culturale, perché stanno nascendo nuovi servizi che cambieranno completamente, con la DeFi finanza decentralizzata, il modo di fare economia nei prossimi anni. 

Avevo già spiegato, parlando dell'oro, le ragioni per cui i metalli preziosi sono destinati a salire di prezzo; sono in pratica le stesse ragioni per le quali anche le criptovalute saliranno nei prossimi anni. E vi ho poi spiegato perché il Bitcoin sarà l’oro digitale del terzo millennio e quali saranno le utilità che potrà dare portare la tecnologia blockchain all’Internet of Things, all’Intelligenza Artificiale e all’Internet of Everything: http://www.ultime-notizie.net/le-criptovalute-la-tecnologia-blockchain-alla-base-del-bitcoin. 

Più di un anno fa rispondevo (https://ultime-notizie.net/bitcoin-come-bene-rifugio) a chi mi chiedeva se il Bitcoin, a fronte delle svalutazioni del dollaro e dell’euro, fosse un bene rifugio. Il principio di scarsità ci dà già la risposta. E non mi sbagliavo quando dicevo che lo Halving avrebbe aiutato le quotazioni del Bitcoin, se guardiamo al valore di oggi.   

All’alba del terzo millennio la tecnologia alla base delle criptovalute sta rivoluzionando il mondo e già adesso pagamenti e transazioni in valuta digitale sono utili e profittevoli. I fondatori di CxT Crypto per Tutti lo ho compreso e stanno approfittando di questa grandiosa e unica opportunità mettendola a disposizione della cittadinanza. Il loro motto è “Tutti per crypto, crypto per tutti, WE THINK CRYPTO, vuoi unirti a noi?” 

Si tratta di una lungimirante iniziativa e la storia dimostra che solo chi ha lo sguardo lungo, vedendo prima degli altri, diventa leader in settori di mercato prima inesplorati a beneficio di tutti. Chi entra per primo nel futuro meglio alloggia già nel presente. 

Milano, 17.10.2021                                                           Giovanni FF Bonomo



 

 

giovedì 5 agosto 2021

Non morire di ignoranza

      Don’t die of ignorance!
Non morite di ignoranza!

Questo motto campeggiava per ogni dove in Inghilterra quando la signora Margaret Thatcher, primo ministro della corona britannica, decise una massiccia campagna di prevenzione dell’AIDS.

L’ignoranza, da intendersi come mancanza di conoscenza, costituisce un freno al raggiungimento della salute pubblica.

L’ignoranza è il freno alla conquista della verità.

L’ignoranza è il letto ideale della paura e la paura paralizza le capacità di ragionamento per poter affrontare le situazioni critiche. Per il Covid lo Stato ha fatto leva sulla paura, diretta discendente dell’ignoranza. Una “scientifica”, quella sì, manipolazione dei dati statistici, epidemiologici, clinici e scientifici ha creato nella pubblica opinione priva degli elementi per poter valutare le affermazioni che pseudo-scienziati quotidianamente sciorinavano via etere e attraverso giornali compiacenti, un disorientamento sfociato in una paralisi psico-attitudinale. Eppure c’erano e ci sono i siti delle società scientifiche, del Senato della Repubblica Italiana (scaricatevi il link) che smentiscono la vulgata governativa. 

 Locatelli, capo del Cts, cambia parere e numeri dei minorenni morti continuatamente. Il comitato di bioetica, nonostante l’autorevolezza delle prestigiosissime riviste Lancet  e British Medical Journal, dà facoltà ai bambini di farsi immunizzare anche contro il parere dei genitori.  

Che dire? Oh giovani ed adulti tutti, documentatevi e appropriatevi dei mezzi per poter giudicare senza pregiudizi e in totale libertà di scelta!

Sarò ripetitivo, ma repetita iuvant. Mettete sempre Galileo davanti al vostro interlocutore. Così si scoprirà chi dice il vero e di profferisce il falso.

La scienza non è qualunquismo, ma è la ricerca della verità.

Il criterio della scienza è il “vero” ed il “falso”, non il “sono convinto” o “non sono convinto”. E’ il problema che i Greci avevano individuato come la differenza tra la “doxa” (opinione) e l’”episteme” (conoscenza). Quindi, in scienza, i nostri giudizi devono basarsi sulle cose provate. Non possono esserci due teorie in contrasto: questa è la grande lezione galileiana della scienza sperimentale. La terapia non è garantita dalla certezza dei risultati ma dalla mancanza di effetti collaterali. Per tutte le terapie in cui le prove scientifiche siano insufficienti non conclusive o incerte vale il principio di precauzione.

Milano, 3. 8.2021                              Dr Teodosio  De Bonis



domenica 18 luglio 2021

Green Pass? Ora diciamo come stanno le cose.

Ciò che è più terrificante di questo condizionamento mediatico per la “vaccinazione” di persone sane che possono reagire a un virus che nel 95% dei positivi è asintomatico e con un tasso di letalità tra lo 0.25 e 0.50%, è l’accondiscendenza della popolazione, di ogni fascia di età di ceto sociale. Perfino amici e conoscenti che ritenevo intelligenti e sufficientemente istruiti, colleghi avvocati e pure noti professionisti, accettano di assumere, per non rovinarsi una vacanza e poter viaggiare, un farmaco preventivo e sperimentale. Dilaga il fanatismo vaccinale, la mania dei vaccini senza alcuna base scientifica.

Oltre alle evidenze fattuali dei morti da vaccino, sono molti i ricercatori seri d’oltreoceano ed europei che dicono NO a questa vaccinazione di massa, ma in Italia oltre a portare la mascherina all’aperto, in macchina da soli, in bicicletta, in montagna, probabilmente anche a letto e in definitiva sul cervello, mi si perdoni l’iperbole, non si vuole guardare oltre il dito che indica il pericolo grave di perdita dei nostri diritti civili e costituzionalmente protetti. Se mai dovesse passare un’aberrazione come il lasciapassare vaccinale, il Green Pass - che escluderebbe i non inoculati dai sieri genici a esercizi e mezzi pubblici, cinema, teatri e quant’altro - ci sarà una profonda e grave crisi sociale oltre che economica.

Nel clima terroristico costruito sulla falsa notizia, a reti unificate, dell’“aumento dei contagi”, voci da Palazzo Chigi dicono che il provvedimento verrà emanato giovedì prossimo. Chi conosce il diritto e la gerarchia delle fonti, nazionali e comunitarie, può stare tranquillo: non si può certamente eludere il Regolamento UE n. 953 del 14 giugno 2021, il cui 36° “considerando” dice chiaramente che, oltre che per motivi di incompatibilità medica, coloro che “hanno scelto di non essere vaccinati” non possono essere “discriminati” in alcun modo.

Si tratta dell’ultima parte di tale disposizione europea che nella iniziale traduzione italiana del testo era “saltata” naturalmente per una incolpevole svista e non certo per intenzionalità falsificatorie del nostro esimio governo….

Ora stiamo tutti tranquilli perché lo Stato non può porre in essere provvedimenti amministrativi o legislativi in violazione di norme regolamentari europee. Si veda anche l’art. 117 della nostra Costituzione. L’eventuale “green pass” verrebbe annullato dai giudici amministrativi e, se introdotto con provvedimento legislativo, verrebbe dichiarato incostituzionale dalla nostra Corte costituzionale.  Chi ancora è inquieto si metta tranquillo. Chi la pensa diversamente si metta il cuore in pace.

Milano, 19. 7.2021                                                                              Avv. Giovanni Bonomo – M3V